Archivio mensile:luglio 2015

Le ali della liberta’

Viviamo in un tempo dove non è difficile parlare di libertà. Se ne parla tanto; credo che nella nostra epoca sia il punto d’onore dell’uomo la libertà, e giustamente! Per libertà, però, si intendono cose molto diverse, così come per la verità. Uno intende per verità le cose che dice lui; anche le menzogne più grosse sono vere se mi sono utili! Così per libertà si intendono talvolta le cose più opposte. Difficile parlarne come ne fa la Parola di Gesù. Vi è una grande menzogna da cui essere liberati: quella di sentirsi il centro del mondo, dove vedi l’altro, il mondo, come fossero parte del tuo “territorio di caccia”: sono proprietà della tua signoria in cui poter anche spadroneggiare, e non hai la percezione che tutto vive ed esiste in forza di un amore ben più grande. Cosa significa diventare liberi? Significa diventare liberi da se stessi, dalla falsità di credere che ci sono solo io; significa essere liberi da se stessi per l’altro. Consiste nel prendere coscienza che la radice di ogni peccato dell’uomo trae origine dallo smisurato vanto di sé, da quella sottile persuasione di essere capace di salvarsi da sé stesso, invece di dare a Dio la gloria che gli spetta.

«Essere libri non significa nient’altro che essere nell’amore, ed essere nell’amore non significa nient’altro che essere nella verità di Dio» (Bonhoeffer). Acquisire questa consapevolezza significa ritrovare respiro, slancio, vitalità. Perciò chi ama, perché è stato fatto libero dalla verità di Dio, diventa l’uomo o la donna più rivoluzionari della terra. Ben sapendo che il cavaliere della verità e dell’amore non sarà mai un’eroe idolatrato dalle folle, come uno che non abbai dei nemici, anzi è colui di cui si farebbe anche a meno, ma di cui non si può fare a meno, perché in tutti c’è la nostalgia di avere ali, quelle della libertà.

Padre Elio Della Zuanna

I giovani di Teheran festeggiano la pace

Lo storico accordo firmato ieri tra il governo iraniano e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è un passo in avanti importante verso la pace e il disarmo nucleare. La fine delle sanzioni e quindi l’apertura dell’Iran al mondo in cambio della chiusura delle centrifughe nucleari e all’abbandono, se non in minima parte, delle scorte di uranio arricchito. I volti dei giovani scesi in piazza per festeggiare questo avvenimento importantissimo danno la cifra dell’avvenimento: se i pasdaran del regime hanno potuto arricchirsi grazie all’isolamento post ’79, adesso può davvero iniziare un epoca in cui il divario tra ricchi e poveri può cominciare a colmarsi. Un accordo win-win, sopratutto in chiave geopolitica. Se l’IS avanza e propaganda la propria forza in medio oriente, l’agreement di ieri è un segnale forte di saldatura tra oriente e occidente contro il terrorismo che sta avanzando nella regione.

E’ anche un segnale di speranza: dopo l’elezione di Hassan Rohani, un moderato-riformatore in netta discontinuità con l’ultraconservatore Ahmadinejad, si respira un aria diversa a Teheran. Lo racconta molto bene la scrittrice iraniana Goli Taraghi in questa intervista su Internazionale.

Ancora c’è da fare molta strada, le maratone iniziano sempre con un passo.

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Democrazia partecipativa o populista?

l’esito del referendum in Grecia e’ diventato un vulnus importante nella vita democratica dell’UE. In primis per le conseguenze del risultato: la vittoria del NO prova a riaprire una trattativa su basi più accettabili per il Paese. Ora saranno determinanti le prossime ore in cui Commissione e Consiglio Europeo saranno chiamati a valutare la nuova proposta di Tsipras. E, qualora non dovesse arrivare entro 48 ore, valutare l’ipotesi Grexit.

Aldilà di queste questioni molto importanti ma che altri potranno approfondire meglio di noi, vorremmo porre l’accento su quale tipo di partecipazione e quale modalità di cittadinanza attiva devono promuovere i governi per alimentare il dibattito pubblico. Il carattere populista del referendum proposto del governo ellenico e’ presto dimostrato: se la domanda presuppone una perdita immediata di diritti e denaro la risposta è assolutamente prevedibile da parte dei cittadini. Più difficile è farsi carico della responsabilità della scelta di lungo periodo che paga poco in termini di consenso, ma qualifica il ruolo degli statisti. Questo significa che Tsipras poteva farsi carico del NO alla proposta della Troika, posizione legittima e comprensibile. Ma se adesso, sull’onda di un not in my name, anche altri governanti dovessero utilizzare questo strumento per legittimare posizioni anti Grecia, ecco che la solidarietà europea se ne andrebbe a farsi friggere con legittimazione popolare inclusa.

Una riflessione: l’Europa dei populisti si affronta costruendo l’Europa dei popoli dalla base. La base e’ una struttura democratica ed istituzionale che premi più che gli organi autoreferenziali e nazionali, le assemblee elettive europee per un vero Governo europeo.

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