Archivio mensile:settembre 2015

Quella gente che cammina a piedi. Li chiamano rifugiati in fuga

Di Padre Elio Della Zuanna – Accompagnatore spirituale Acli

Ci scuote dal torpore della mente e del cuore, il lento flusso di quei migranti dentro i nostri confini ? Zaini in spalla, mani nelle mani, passeggini e fazzoletti in testa per ripararsi dal sole o dalla pioggia. Sono immagini antiche eppure a ben vedere sempre presenti, in un angolo o nell’altro della nostra storia. E il loro cammino fatto a piedi è di una lentezza che viaggiando dentro la cabina di un aereo o sopra un Freccia Rossa o Argento o Bianca (chi più ne ha più ne metta!) o su comode ruote di gomma non conosciamo più. Per questo ci scuote, il lento flusso di quei migranti dentro i nostri confini. Loro sono stranieri, vengono da luoghi lontani che non conosciamo e di cui sappiamo o facciamo finta di sapere molto poco. Eppure in questo loro lento cammino sull’impeccabile asfalto di un’autostrada, verso una specie di salvezza che è forse soltanto promessa di sopravvivenza ma tanto è bastato loro per mettersi in marcia. Se l’Inno alla Gioia di Beethoven — inno europeo, guarda caso opera d’un tedesco — non piace a qualcuno, mi viene in mente una canzone di quando avevamo anche noi tutti i cappelli neri in testa, allora andava per la maggiore «The times they are achangin’» di Bob Dylan: I tempi stanno cambiando. Di fronte a quelle immagini scomode che ci scuotono sostenere il contrario — quello sì — è da irresponsabili. Leggo nella Bibbia, vorrei ricordarlo a che difende le radici cristiane, e si affanna a dire “ generosità programmata” e non utopia: «Vai nel luogo che ti dirò», dice il Signore ad Abramo quando gli ingiunge di abbandonare la casa dove è nato per andare incontro a un futuro che né lui né Dio ancora conoscono. Abramo, che vuol dire «Padre Grande», è uno solo ma è come se fossero tanti. Sono lui le moltitudini di uomini, donne, bambini, giovani e anziani, sani e inermi, che nella storia si sono messe in cammino per raggiungere qualcosa di ancora sconosciuto ma carico di quella luce incerta che è la speranza. Leggo ancora dal libro dell’Esodo: «Il Signore disse a Mosè: ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido…sono sceso a liberarlo…».
Non bloccate l’atrio

perché chi si farà male

è quello che ha cercato di tergiversare

C’è una battaglia là fuori

e sta infuriando

presto scuoterà le vostre finestre

e farà tremare i vostri muri

perché i tempi stanno cambiando

Guardo l’agenda e mi richiama alla realtà ma quale? vedo che ad Arezzo le Acli hanno in cantiere il loro annuale e “tradizionale” Incontro nazionale di studi dal titolo giustizia e pace si baceranno. Ridurre le disuguaglianze per animare la democrazia….  

GMG, un’occasione da non perdere

Giochiamo d’attacco: giovani protagonisti con Papa Francesco

di Marco Rovere – Consigliere Nazionale GA

Si avvicina la XXI Giornata Mondiale della Gioventù: milioni di giovani, nel luglio del prossimo anno, si ritroveranno a Cracovia, per dire, ancora una volta, come, da ormai trent’anni hanno fatto tanti altri loro coetanei, che è possibile costruire un’umanità nuova.

Nel nostro Paese, la “marcia di avvicinamento” a Cracovia è partita da qualche mese; stanno girando per tutte le Regioni e per moltissime diocesi i doni che i giovani italiani porteranno a Cracovia: il Crocifisso di San Damiano e la Madonna di Loreto.

Guarderemo a Maria e Francesco d’Assisi docili all’ascolto della Parola del Signore, per essere pietre vive impegnate, con spirito di servizio, autenticità, capacità critica e discernimento, ogni giorno nella costruzione di una nuova città, seminando speranza ed unità.

Una GMG, dunque, che non si limita ad una settimana, ma è un cammino più partecipato, che coinvolge, direttamente nelle loro comunità, i giovani di tutto il mondo in una rinnovata e sempre più sentita consapevolezza missionaria, che parte dalla nostre case per condurci ad una dimensione globale: quella consapevolezza missionaria che ci porta ad essere “Chiesa in uscita”, testimone della “gioia del Vangelo”, sulle strade che ci indica Papa Francesco.

E proprio di fronte a quanto accade in questi giorni, tornano alla nostra mente le parole del Papa alla GMG di Rio: “vogliamo allenarci in questo “discepolato missionario”…attraverso l’amore fraterno, il saper ascoltare, il comprendere, il perdonare, l’accogliere, l’aiutare gli altri, ogni persona, senza escludere, senza emarginare”.

Vogliamo “giocare d’attacco, calciare in avanti, costruite un mondo migliore, un mondo di fratelli, un mondo di giustizia, di amore, di pace, di fraternità, di solidarietà. Giocare in attacco sempre” (FRANCESCO, Discorso in occasione della veglia con i giovani, Rio de Janeiro, 27 luglio 2013, nn. 2-3)

Comunicazione politica o politica di comunicazione?

Che cosa unisce la cravatta rossa di Matteo Renzi alla festa dell’Unità, le felpe con i nomi delle città di Matteo Salvini, le foto dei viaggi sui mezzi pubblici di Luigi di Maio? Apparentemente nulla, tanto sono distanti i protagonisti sopra elencati e i loro rispettivi partiti di riferimento, ma un denominatore comune c’è: l’idea che, nella stagione dominata dai new media, conti soprattutto il racconto, il marketing della politica. Con la progressiva personalizzazione della scena pubblica si è affermata una nuova e potentissima arma: lo story telling. La capacità di raccontarsi non è un male, ci mancherebbe. Noi italiani, ad esempio, siamo stati dei pessimi promotori di noi stessi, della nostra storia, del nostro patrimonio artistico e delle nostre eccellenze e questa mancanza l’abbiamo anche scontata in termini di opportunità, competitività e qualche punticino di Pil. Il cortocircuito si crea quando lo story telling diventa non un semplice strumento di propaganda ma l’essenza stessa di un progetto politico. Oggi, per colmare il sentimento di distacco dei cittadini dalla politica, si punta sull’identificare i candidati con la “gente comune”, farli sentire vicini; prima ancora delle idee e dei programmi conta il sentimento di empatia che si riesce a creare. Nonostante si parli di superamento della rappresentanza per l’approdo ad una politica più partecipata, mai come ora assistiamo ad un forte centralismo. Gli elettori sono oggi consumatori di prodotti politici, orientano le loro scelte di voto come quando si muovono tra le corsie di un supermercato: cosa è più conveniente? Perché non provare la novità? Quale prodotto rispecchia lo stile che vorrei avere? Così quella che sembra una volontà che sale dal basso altro non è che l’accettazione di pacchetti già confezionati al vertice da una politica che non sa più guidare ma solo assecondare le dinamiche del consenso. Alle associazioni di promozione sociale e formazione come noi si apre una grandissima sfida: superando la dimensione anacronistica delle appartenenze, cercare di costruire delle coscienze critiche di “consumatori socio-politici”, persone pensanti che si orientino non sulla base delle emozioni del momento ma sulla base di punti di riferimento chiari e riconoscibili. Oltre alla forma siamo ancora interessati alla sostanza.

Andrea Bossi – Acli Provinciali di Lodi

Per non smarrire lo sguardo di Dio.

Con il Giubileo alle porte, un tempo favorevole per invocare e sperimentare la misericordia di Dio, il  papa di fatto domanda ora di esprimere  la concretezza del Vangelo, invitando le comunità cristiane d’Europa ad accogliere una famiglia di profughi. Di fatto il Giubileo viene “decentrato” e avrà significato nella misura in cui si daranno gesti secondo il comando di Gesù che troviamo nella pagina laica del Vangelo presente in Mt. Cap. 25.

Non importa se i governanti alzano i muri o si difendono con schermaglie di parole più o meno diplomatiche se non arroganti come fanno i nostri politici casarecci e sguaiati. Il papa è parso dire: “Mi rivolgo ai miei fratelli vescovi d’Europa, veri pastori, perché nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che Misericordia è il secondo nome dell’Amore”.

L’appello del papa venuto “dalla fine del mondo” va così ad alimentare la sensazione che i popoli si stiano riprendendo la scena rispetto ai politici rissosi e inconcludenti, di certo quella della solidarietà. Un piccolo esempio è stato il convoglio di auto private partito da Vienna alla volta di Budapest, per andare a prendere lungo la strada i migranti, seppur avvertiti di incorrere nella violazione delle leggi sul traffico di esseri umani, dal  governo ungherese.

È tempo di mettere da parte tante chiacchere salottiere sulla Parola di Dio: lo sguardo di Gesù si posa sempre, in primo luogo, sul bisogno dell’uomo, sulla sua povertà e fragilità. E il suo sguardo va alla ricerca del bene che circola nelle vite: mi hai dato pane, acqua, un sorso di vita, e non già, come ci saremmo aspettati, alla ricerca dei peccati e degli errori dell’uomo, o dei codicilli legalisti. Qualora tu avessi bisogno di un vademecum, ti elenca sei opere buone che rispondono alla domanda su cui si regge tutta la Bibbia: che cosa hai fatto di tuo fratello?

Padre Elio Della Zuanna – accompagnatore spirituale ACLI

Immigrati a piedi scalzi

Un’estate caldissima nel Mediterraneo

Di solito i mesi delle ferie si ricordano per le statistiche sulla canicola alla quale i peggiori telegiornali dedicano minuti e minuti di inutili e ripetitive congetture e per l’annosa questione delle vacanze degli italiani. Dove andranno? Quanto ci staranno? Mare o Montagna? Citta’ o campagna?

Luglio e agosto 2015 verranno invece ricordati per altro, purtroppo: le storie dell’immigrazione in Europa hanno cresciuto una tensione fortissima nel nostro Paese, frutto di una cattiva informazione e di una comunita’ che non lo e’ piu’.

Non lo e’ piu’ perche’ ha perso la memoria, quella del bellissimo libro di Gian Antonio Stella “Quando gli albanesi eravamo noi” in cui i protagonisti della ricerca della serenita’ erano i Sacco e Vanzetti accusati e condannati dal pregiudizio dell’altro diverso da loro, gli americani in quel caso.

Clandestino, immigrato, migrante, extracomunitario. I media hanno costruito un immaginario collettivo in cui ci siamo noi e ci sono loro, in cui non si cerca piu’ di comprendere le ragioni dell’altro ma e’ la paura dell’irrazionale che guida la nostra ragione. Non c’e’ da stupirsi, pero’, se gli spazi di dibattito che vengono offerti dalle TV sono quelli in cui la politica si confronta con piazze artificiosamente riempite di personaggi che si ergono a rappresentanti del quartiere A o della borgata B alimentando odio e paure con un pubblico alle spalle compiacente, ancora una volta.

Superare gli accordi di Dublino e’ necessario. Grecia ed Italia, come i paesi di frontiera UE non possono farsi carico delle speranze di chi raggiunge le proprie coste. Il diritto d’asilo europeo e’ un buon proposito, ma si scontra con gli egoismi e le indifferenze di chi preferisce girare la testa dall’altra parte rispetto ad un fenomeno storico che non si ferma di fronte ai calci nel sedere di Salvini. Perche’ pretendere il rispetto delle regole non e’ giusto, e’ proprio necessario. Rendere gli schiavi carnefici, pero’, agli occhi di chi abita le nostre citta’ e’ un atto vile ed opportunista.

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