Archivio mensile:ottobre 2015

Europa dove vai?

di Padre Elio della Zuanna – Accompagnatore spirituale ACLI Nazionali

L’impressione di un’Europa diventata stanca è sotto gli occhi di tutti, sarà mai possibile aiutarla a ritornare giovane e a ritrovare le sue idealità?. Nel corso della sua visita al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa, giusto un anno fa, papa Francesco formulava un appello, con l’intento di risvegliare dal torpore le coscienze e infondere coraggio:

«È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su se stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità».

Quale via perseguire? Non si tratta di fare discorsi da accademia.  A ben guardare nel corso della sua storia il cristianesimo europeo ha saputo accogliere in sé, aspetti e culture diverse, sapendole trasformare in modo critico e costruttivo. Siamo chiamati a una nuova visione, non soltanto di economia e di moneta unica, ma anche intellettuale e spirituale.

Una nuova via dell’Europa, tra la mobilità e il cambiamento, chiede una nuova cultura, quella delle relazioni e dell’ascolto, dell’incontro aperto alle sorprese delle persone, del dialogo che apre al confronto, della conoscenza che si apre all’amore. Solo così si salva l’identità, che è anzitutto mettere al centro la dignità propria e degli altri. L’identità non è volgersi ostinatamente indietro – anche se noi tutti, ovviamente siamo debitori del passato, del “già avvenuto” – ma in avanti, come frutto di una serie di incontri, esperienze, relazioni. Pretendere di preservare la propria identità da ogni contaminazione, vuol dire contribuire a distruggerla, perché la si costringerebbe all’isolamento e quindi all’insignificanza. La salvezza è sempre a noi estranea, “è alloggiata altrove” – avverte Michel de Certeau in Mai senza l’altro –, essa non può alloggiare in noi: chiede la ricerca e l’incontro.

Grande successo per il contest musicale realizzato dai Giovani delle Acli di Varese all’interno del festival musicale Infestante III ED.

di Maria Giovanna Gentile e Paolo Pinzone

Il gruppo di GA di Varese, rinato dopo molti anni di inattività, non ha perso lo spirito che fin dalle origini ha animato il  movimento, ponendo come obiettivo primario della propria azione l’aggregazione sociale e giovanile. Unanime è stata la proposta di realizzare un contest musicale: un evento che permettesse di coinvolgere il maggior numero possibile di giovani e giovanissimi.

Un’iniziativa di questa portata non è certo semplice da organizzare: le preoccupazioni del gruppo riguardavano principalmente gli aspetti pratici, dall’individuazione di una location adatta al coinvolgimento del pubblico.       La soluzione è arrivata durante l’anno, quando il Circolo “Quarto Stato” di Cardano al Campo ci ha offerto la possibilità di avviare una collaborazione nell’ambito del Festival musicale “Infestante”, giunto orami alla sua terza edizione e conosciuto a livello provinciale.

Dal momento che questo Festival ospita artisti già affermati nel panorama musicale locale, abbiamo pensato di inserire al suo interno un concorso dedicato ai più giovani e agli artisti emergenti, dando loro la possibilità di esibirsi su un palco conosciuto attraverso brani inediti o cover inerenti tematiche al mondo Acli (pace, integrazione, famiglia, lavoro, disagio giovanile). A seguito di una rapida pubblicità attraverso canali mediatici e social network, sono state raccolte le adesioni e avviata la fase di selezione, che ha portato alla scelta di quattro gruppi/singoli per l’esibizione nella giornata di domenica 6 settembre, presso l’Area Feste di Casorate Sempione.

La manifestazione dedicata al Contest dei Giovani delle Acli è iniziata alle 20.00: dopo aver suonato i brani selezionati per il concorso, i giovani artisti hanno dato libero sfogo alla creatività, esibendosi con altri pezzi tratti dal proprio repertorio e dando ulteriore dimostrazione dell’entusiasmo e della dedizione che nutrono per la musica.

Considerate le elevate capacità dimostrate sul palco e la diversità dei generi e dei contenuti proposti, non è stato semplice decretare un vincitore: i punteggi assegnati dalla giuria ad ognuno erano pressoché pari.

Dopo attenta valutazione, il premio, consistente in un buono da 300 euro spendibile in materia musicale, è stato aggiudicato al gruppo “Crio e Lukesci” (composto da Luca Roncaglia e Luca Amato) con la canzone Animus Vox.

Di seguito riportiamo l’intervista condotta dai ragazzi di GA, a qualche giorno dalla vittoria:

“Come siete venuti a conoscenza di questo Festival e quali motivazioni vi hanno spinto a partecipare?”

“Siamo due artisti della provincia di Varese; abbiamo scoperto questo Festival tramite VareseNews che ha pubblicato un articolo con allegato il regolamento del concorso e così ci siamo detti: <<Perché non partecipare? Perché  non poter far sentire ad altri la nostra musica>>. Non siamo arrivati con la pretesa di vincere il contest (a dir la verità ci stiamo chiedendo ancora se è realmente accaduto!), ma solo con la volontà di far ascoltare la nostra musica ad un pubblico più ampio.”

Conoscevate già la realtà dei Giovani delle Acli di Varese?

Eravamo completamente all’oscuro su chi fosse l’organizzatore di questo evento; solo in un secondo momento, quando siamo stati selezionati, siamo venuti a conoscenza di una nuova realtà come quella dei Giovani Acli.

Di cosa parla la vostra canzone?

Animus Vox mira a sradicare una serie di pregiudizi e luoghi comuni che circondano la contemporaneità, affrontando questo problema da diversi punti di vista e aprendosi con un dialogo tra due anime in antitesi tra loro, una speranzosa di potersi salvare, l’altra già condannata al suo oblio. La canzone rappresenta una critica provocatoria e a tratti ironica di tematiche che spesso sono considerate pesanti e difficili da argomentare come la guerra, il rapporto dell’Io con Dio e con se stesso. Il brano mira a condurre una vera e propria rivoluzione che parte dalla presa di coscienza  del mondo e delle sue sfaccettature, sfruttando il bagaglio retorico che solo un genere artistico come il Rap rende possibile.

Cosa pensate di questa iniziativa dei Giovani delle Acli?

Questa iniziativa dei Giovani delle Acli è stata molto positiva, a partire dagli organizzatori e da tutto il movimento che ha reso possibile l’evento. Ringraziamo ancora tutti per la magnifica opportunità sperando che in futuro possa ripetersi.

Sicuramente, a seguito dell’inaspettato successo, i Giovani delle Acli di Varese cercheranno di riproporre questa esperienza anche il prossimo anno.

Laudato si’, l’amore per il creato

Di Padre Elio della Zuanna

É l’estate del 1225 quando San Francesco, malato e quasi cieco, compone il “Cantico di frate sole”, da quel piccolo balcone in S. Damiano, l’occhio spazia sulla vallata umbra sottostante. Francesco loda l’Altissimo “cum tucte le creature” e “per” loro, cioè inseparabilmente con esse, a ragione di esse e attraverso di loro, in un legame di comunione e di solidarietà col creato. Un cantico che esprime la sintesi della spiritualità del patrono d’Italia, in cui manifesta una visione positiva della realtà (tutto ciò che è uscito dalle mani di Dio è buono), che però non sfocia in un romanticismo ingenuo. Ben conosce infatti il male che è capace di generare il cuore umano, ferito dal peccato, verso cui non c’è altro rimedio che il perdono di Gesù Crocifisso, perdono che genera la vera conversione: «Francesco và ripara la mia casa, non vedi che va in rovina». Si rinnova anche per noi, oggi, tale invito: và sii corresponsabile per salvare la creazione.

Il termine che nella Bibbia corrisponde meglio all’idea di responsabilità è forse quello di “custodia”. Custodire vuol dire stare accanto all’altro con attenzione d’amore, rispettando e accompagnando il suo cammino, facendosene carico, coltivando la sua vita come bene assoluto. Diceva Gandhi: «Mio prossimo non è solo il mio simile, ma tutto ciò che “è con me”, ogni “altro fratello” che mi permette di esistere sulla faccia della terra. Sono le piante, le erbe, gli umili vegetali, l’aria che mantengono la vita sulla terra. Il mio prossimo è tutto ciò che vive». Non basterà aspettarci leggi per salvaguardare la nostra terra se noi non cominciamo a creare nuove relazioni con le creature, le cose, la produzione, il consumo, con questa economia che uccide, come dice papa Francesco. Un nuovo arcobaleno deve essere creato,  un nuovo trattato di pace e di cura con tutto ciò che vive, a partire dalla rivolta del cuore, perché chi ama il suo prossimo salva se stesso, chi custodisce la vita d’altri custodisce la propria, chi ama la terra ama se stesso. Ci potrebbe aiutare il poeta e mistico persiano Rumi:“ecco io carezzo la vita perché profuma di Te!”