Laudato si’, l’amore per il creato

Di Padre Elio della Zuanna

É l’estate del 1225 quando San Francesco, malato e quasi cieco, compone il “Cantico di frate sole”, da quel piccolo balcone in S. Damiano, l’occhio spazia sulla vallata umbra sottostante. Francesco loda l’Altissimo “cum tucte le creature” e “per” loro, cioè inseparabilmente con esse, a ragione di esse e attraverso di loro, in un legame di comunione e di solidarietà col creato. Un cantico che esprime la sintesi della spiritualità del patrono d’Italia, in cui manifesta una visione positiva della realtà (tutto ciò che è uscito dalle mani di Dio è buono), che però non sfocia in un romanticismo ingenuo. Ben conosce infatti il male che è capace di generare il cuore umano, ferito dal peccato, verso cui non c’è altro rimedio che il perdono di Gesù Crocifisso, perdono che genera la vera conversione: «Francesco và ripara la mia casa, non vedi che va in rovina». Si rinnova anche per noi, oggi, tale invito: và sii corresponsabile per salvare la creazione.

Il termine che nella Bibbia corrisponde meglio all’idea di responsabilità è forse quello di “custodia”. Custodire vuol dire stare accanto all’altro con attenzione d’amore, rispettando e accompagnando il suo cammino, facendosene carico, coltivando la sua vita come bene assoluto. Diceva Gandhi: «Mio prossimo non è solo il mio simile, ma tutto ciò che “è con me”, ogni “altro fratello” che mi permette di esistere sulla faccia della terra. Sono le piante, le erbe, gli umili vegetali, l’aria che mantengono la vita sulla terra. Il mio prossimo è tutto ciò che vive». Non basterà aspettarci leggi per salvaguardare la nostra terra se noi non cominciamo a creare nuove relazioni con le creature, le cose, la produzione, il consumo, con questa economia che uccide, come dice papa Francesco. Un nuovo arcobaleno deve essere creato,  un nuovo trattato di pace e di cura con tutto ciò che vive, a partire dalla rivolta del cuore, perché chi ama il suo prossimo salva se stesso, chi custodisce la vita d’altri custodisce la propria, chi ama la terra ama se stesso. Ci potrebbe aiutare il poeta e mistico persiano Rumi:“ecco io carezzo la vita perché profuma di Te!”

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