Il “Partito della Famiglia” e la buona-dizione

di Padre Elio della Zuanna – Accompagnatore spirituale ACLI Nazionali

A margine della discussione che infiamma l’aula parlamentare, è un po’ da ingenui sostenere che la famiglia “oggi in Italia” sia sotto attacco, e a sua protezione si invochi un eventuale referendum, dopo tanti altri paesi europei che l’hanno già fatto, in un modo o nell’altro si arriverà a una qualche legislazione in tema di unioni omosessuali, si faccia mente locale alla cattolicissima Irlanda.

A minare la famiglia piuttosto è la perdita del lavoro, il mancato sostegno alle famiglie numerose, la violenza entro le mura domestiche, l’odio fra i coniugi, il femminicidio consumato di fronte ai figli, i rancori tra fratelli, prepotenze più o meno taciute, eredità contese e cose del genere.

Su questi fronti la voce di taluni cattolici ci pare proprio debole, è necessario fare sentire la voce della comunità cristiana, affinché si promuovano politiche familiari lungimiranti e coraggiose, e l’impegno del mondo cattolico nelle sue diverse componenti di certo non manca.

Rispetto al dibattito in corso alcuni interrogativi si pongono, in merito al ruolo dei laici cattolici. Devono essere il “partito della famiglia”, o di un’idea di famiglia, come se si trattasse di una competizione tra gruppi, oppure è quello di operare per il bene comune, cioè a favore di tutti? E il bene comune è certamente quello delle famiglie fondate sul matrimonio, ma riguarda anche i divorziati, i conviventi e le coppie omosessuali: avere chiara questa prospettiva, con il senso delle differenze, significa riconoscere e “dire bene” del positivo che c’è in ogni autentico legame caratterizzato da affetto, fedeltà, impegno e stabilità.

Una certa parte del cattolicesimo italiano e specialmente di quello da cui proviene l’iniziativa del Family Day, a guardare più attentamente la piazza, pare invece resistere a questa logica di “bene-dizione”, che anche in Italia chiede di essere tradotta in “buona-dizione” – come ricordavano in merito i vescovi piemontesi – attraverso scelte politiche e legislative ponderate e sagge. Si tratta di una questione di “stile”, come il recente Convegno ecclesiale di Firenze ha mostrato, piuttosto che di “piazza”. Fermarsi a contemplare la mano del Cristo giudice affrescato sulla cupola del duomo fiorentino ci aiuterebbe a meditare in merito.

 

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