Ritorna ancora Pasqua

di Padre Elio delle Zuanna – accompagnatore spirituale ACLI

Se pensi di poter fermarti un attimo? È in arrivo la Pasqua. Certo che ti farebbe bene. Potrebbe servirti rileggere un testo di grande profondità. Ti potrebbe invogliare l’ascolto, anche su you tube presente in varie modalità musicali, provaci. Si tratta del salmo 50 (o 51 secondo l’enumerazione ebraica) che inizia con l’invocazione: Miserere, abbi pietà. Il Salmo è di una ricchezza inesauribile e attraversa tutta la storia della chiesa e della spiritualità: costituisce lo schema interiore delle Confessioni di Agostino; è stato amato, meditato, contemplato da Gregorio Magno; è divenuto segnale di ardente difesa dell’immagine di Dio nelle infuocate, celebri prediche del Savonarola; è stato studiato intensamente da Martin Lutero che vi ha dedicato pagine indimenticabili; è lo specchio della coscienza segreta dei personaggi di Dostoevskij, è una chiave di lettura dei suoi romanzi, solo per parlare di qualcuno, e senza dimenticare fini spartiti musicali ad esso ispirati. È soprattutto il Salmo che ha accompagnato le lacrime, le sofferenze di tanti uomini e di tante donne che vi hanno trovato conforto e chiarezza nei momenti oscuri e pesanti della loro vita; e appartiene alla storia dell’umanità, non solo alla storia dell’Oriente ebraico e della civiltà occidentale cristiana, fino a poter divenire una preghiera interreligiosa. É una chiave con cui entrare nel cuore dell’uomo e nel cuore della storia dell’umanità.

In questo Salmo, scritto più di duemila anni fa, si coglie l’uomo che ha trovato la via giusta per il pentimento, la via del riconoscimento di colpe gravissime ma espresso davanti a Colui che cambia il cuore dell’uomo. Dio è l’essenza della gratuità e quando diciamo che Egli non può avere alcun interesse a pensare a noi, a occuparsi di noi, riveliamo di avere un’idea falsa di Dio. Dio gode del poter donare qualcosa a chi ha bisogno di essere sostenuto, a chi non si sente nessuno, a chi si sente in basso; vuole versare il suo valore in noi e non giudica il nostro. Difronte ai vocaboli che indicano lo sbandamento dell’uomo fanno riscontro tre appellativi divini: «pietà… misericordia… amore». Essi mettono in luce l’insistenza non sull’uomo peccatore, sulla misera povertà di ciò che noi tutti siamo, ma è sull’infinità di Dio. Da qui la proposta di ritornare a fare Pasqua: ovvero, c’è ancora un’altra possibilità, c’è ancora speranza, c’è una vita che ha vinto, un pertugio di salvezza anche per noi oltre la morte. Le nostre inquiete oscurità che albergano nel cuore vengono dissipate dal racconto della storia della salvezza e che ci ricorda come Dio, fin dalla creazione del mondo e sempre fedele alle sue promesse, non dimentica neanche noi, povera gente di questa generazione. Nonostante i tradimenti, e le innumerevoli fragilità, Dio non ti abbandona, ma ti cura con infinita tenerezza e largamente perdona ogni tua colpa.

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