Antimafia a pezzi: Pino Maniaci & Mister Hyde

di Giulio Seminara – vicepresidente Giovani delle ACLI

Non ho mai seguito Pino Maniaci, figuriamoci conosciuto, perché la sua Telejato così grottesca fino all’ espressionismo mi ricordava i film di Ciprì e Maresco ma senza ironia  ed estetica, i suoi luridamente retorici comizi per strade brutte brutte e sporche sporche con gentuzza & gentaglia hanno anticipato Maccio Capatonda e la sua UnRealTV mentre le sue volgari intemerate e gli anatemi urlati contro “Matteo Messina Soldino” & co a telecamera fissa a bassa definizione lambivano Wanna Marchi e Andrea Diprè piuttosto che il brillante e sfortunato Peppino Impastato. Eppure era uno onesto, quel censore naïf da paesazzo sperduto e maledetto senza le fortune cinematografiche e mitologiche del più celebre Corleone, quel segugio così abituato alle miserie senza nobiltà e gli ordinari orrori della provincia-veleno di Palermo Capitale Avvelenata da averci fatto il naso e overdose, per saperlo poi fiutare e stanare, che si nascondesse sotto il culo di un sindaco, di un assessore, di un magistrato o sotto il tavolo di un appalto, di un convegno di imprenditori rampanti o dell’antimafia di cui diceva, rozzamente come di tutto il resto, peste e corna, agitando una sigaretta al posto della Colt sotto la non bella e navigata faccia scavata da anti-divo che non poteva essere la forza dell’ispettore Challagan e neanche lo scomodo talento social-letterario di Peppe Fava, ma un segugio da inchiesta e protesta, un rumoroso rompipalle e un moralizzatore da strapaese si. E questo alla Sicilia pezze al culo e ai giovani siciliani che nella disperazione si attaccano a tutti i simboli che trovano, bastava e avanzava ed era tutto un Pinuccio Pinuccio, Telejato nuova RadioAut e marce, conferenze, cortei e baci di solidarietà, dalle scuole ai teatri, tutto un applauso oltre la Sicilia e l’ Italia. Perfino quel furbissimo di Renzi ci é cascato, venendo definito “stronzo” e portatore di sfiga da Pinuccio che al telefono era tutta un’ altra persona mentre minacciava, insultava, si gloriava e si toccava le palle. E quindi i cani impiccati come terrificanti moniti della Cosca al nostro, in realtà erano un semplice – benché violento ma siamo nella provincia avvelenata – avvertimento del marito-fidanzato dell’amante di Pino, la stessa spettatrice semi-silenziosa delle vanterie di Pino, l’altro quello del telefono, che minacciava, estorceva, ricattava, teneva in pugno i suoi nemici giurati della Tv e otteneva e fotteva di tutto un merdoso po’, soldi, rispetto, paura, fama, forse la scorta, ancora soldi, certamente solidarietà e la telefonata di “quello stronzo” di Renzi e contratti pubblicitari. E un posto in comune, grazie e presso l’odiato sindaco, collusissimo nemico pubblico al Tg, proprio per l’ amante silente a cui bisogna chiedere, perché forse é ora che parli anche lei, di quale Pino Maniaci si fosse innamorata, se del canuto erede di Peppino Impastato, il duro & puro, il rozzo microfono della verità, l’ anomalo siciliano che fa “antimafia gratis e per passione” più idealista e indomito di Don Chisciotte a Natale che le redazioni nazionali ed estere hanno per anni celebrato come eroe o del Pino Maniaci bis e telefonico, quello delle mazzette, dei ricatti, delle sceneggiate e dell’esasperata vanagloria mafiosa? In pratica in quel di Partinico è andata in scena una intensa e riuscitissima pièce del celebre romanzo di Stevenson, con il Pino Maniaci telefonico versione inquietante e spregiudicato Mister Hyde. E noi siciliani quante Antimafie abbiamo conosciuto in questi anni? Quanti sapienti e innovativi Dottor Jeckyl candidati ed eletti per poi fare i pazzi, quanti sedicenti Batman colti con le mani nella marmellata e quanta ipocrisia nei convegni stanchi e nelle malfrequentate commemorazioni agli eroi? Ma questa fase siciliana di crisi dell’antimafia non é mica Platone e il “chi controlla i controllori ?” e neanche un illusionismo ontologico postpirandelliano, figuriamoci, é solo una “montagna di merda” per dirla alla Peppino a cui, e insieme a lui, gli altri, riconsegniamo tristemente il vestito dell’eroe, del giornalismo sia in forma di scrittura ma appunto di radio e tv, traditi dall’ennesmo simbolo e dall’altro “eroe caduto”.
Pino, per uscircene con una battuta tanto ci resta solo la farsa, forse dovevi vederti Batman: “o muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo” nel senso che forse la miseria di provincia, le spese, la voglia di stupire e accontentare una donna, le telecamere fisse e le interviste e una grondante e volgare loquacità senza contraddittorio e un’ adolescenza con pochi libri sul comodino ti logorano fino a farti cambiare copione. Abbiamo scherzato, arrivederci Pino Ciao, Telejato non abita più qui, oggi era già chiusa e tu sparito con tutto il tuo fumo addosso, le sigarette e i baffoni. Peccato per i tantissimi ragazzi traditi e per i due cani, quelli uccisi e impiccati davvero. Per una banale storia di corna passata per martirio mafioso. Amarezza.

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