Archivio mensile:luglio 2016

Trovare casa a Bruxelles

di Isabella e Mariantonietta – IVO4all Bruxelles

Una delle sfide da affrontare quando ci si trasferisce all’estero è trovare un tetto sulla testa che ti faccia sentire il più possibile “a casa”. La nostra ricerca ha avuto inizio subito dopo l’arrivo a Bruxelles. Indubbiamente un primo punto da considerare è la necessità di essere sul posto per poter fare delle visite e guardare in prima persona lo stato dell’alloggio. In caso contrario, si potrebbe incorrere in brutte sorprese, per cui meglio armarsi di tanta pazienza e rimboccarsi le maniche!

Cominciamo col prendere i primi contatti tramite Facebook: il social media di Zuckerberg ci è servito tantissimo per sondare il terreno e capire cosa offrisse il mercato degli affitti della capitale belga. Passiamo pomeriggi interi a visitare i gruppi pubblici su Facebook Bxl à louer – de bouches à oreilles, Bxl à louer – de bouche à oreille II e ancora Bxl à louer e Colocation, appartements sur Bruxelles per farci un’idea e…le alternative non mancano affatto!!!

In città infatti c’è un ricambio vertiginoso dovuto al continuo via vai di stagisti delle istituzioni europee, studenti e lavoratori che scelgono Bruxelles perché polo di attrazione al centro dell’Unione Europea.

Tuttavia, nonostante le numerose offerte allettanti, riscontriamo non poche difficoltà per cercare soluzioni rispondenti ai nostri bisogni: il periodo di tempo inusuale di 4 mesi, un appartamento con 2 stanze disponibili, in quanto il nostro obiettivo era quello di condividere quest’esperienza all’estero anche sotto il profilo della vita quotidiana.

Dopo le giornate di lavoro in Patronato, cominciamo a familiarizzare con le vie e le metro. Dopotutto i risvolti positivi della ricerca di un alloggio stanno proprio in questo! Fissiamo molti appuntamenti durante i quali le lingue per capirsi vanno dal francese all’inglese e per finire l’italiano. Perché sono davvero molti gli italiani che vivono qui a Bruxelles!

Una delle case visitate molto carina in zona Porte de Namur ci stupisce pero’ per la “strana” distribuzione dei suoi spazi: la camera molto piccola, ma accogliente, la zona giorno ben curata e luminosa, ma per raggiungere il bagno è necessario compiere una vera e propria impresa! Salire una scala con gradini molto ripidi e stretti, tanto da costringerti a salire e scendere lateralmente, a mo’ di granchio 😀

Questa non è stata l’unica sorpresa riscontrata in giro: una delle stanze viste a Sainte Catherine ci interessa particolarmente per ubicazione e zona limitrofa, ma…Nella stanza non vi è il letto, tocca attrezzarsi in altro modo… A Bruxelles, infatti, nella giungla degli affitti non è detto che le stanze siano ammobiliate. Per cui bisogna badare a quest’aspetto con cura…

Ovviamente rifiutiamo l’offerta e andiamo avanti e dopo pochi giorni finalmente troviamo la casa ideale per noi: a 10 minuti a piedi dalla nostra sede di lavoro, ci trasferiamo nel quartiere Saint-Josse-Ten-Noode ben servito da metro e altri mezzi pubblici, attività commerciali e aree verdi dove poter trascorrere il nostro tempo libero. Addirittura abbiamo un lusso in casa, che non è per nulla scontato qui a Bruxelles: la lavatrice!

Il nostro obiettivo è stato raggiunto! Missione compiuta!

 

Disconosciuti

di Maria Chiara Padovano – Civilista PatRonato ACLI Londra

A pochi giorni dal voto referendario, il Regno Unito sembra ancora molto lontano da una decisione unanime rispetto alla sua posizione in Unione Europea.  La campagna infatti, combattuta principalmente sui temi caldi di immigrazione e abbattimento delle uscite finanziarie legate alla partecipazione all’UE, non e’ stata in grado di definire nettamente il risultato di voto. Il “leave” e’ stato decretato da una fievolissima maggioranza (circa 4% degli elettori) e sostenuto soprattutto dalle regioni del Galles e dell’Inghilterra, contro quelle di Scozia e Irlanda del Nord, largamente a favore del “remain”. 

Il risultato finale ha sorpreso tutti noi, ma non solo. Gli elettori sono sembrati immediatamente pentiti dell’esito del referendum e gli stessi sostenitori politici dell’uscita dall’Unione hanno presto mitigato i toni, arrivando anche a ritrattare le precedenti affermazioni pro “leave”.  

La delusione iniziale del vedersi “traditi” e disconosciuti da un Paese fino ad ora famoso per la multiculturalita’ e la non discriminazione, sta pero’ tramutandosi in speranza che qualcosa ancora si possa fare. Le dichiarazioni del sindaco di Londra, del portavoce del Governo scozzese e del leader irlandese a sostegno dell’Europa, la petizione per la richiesta di un secondo referendum (arrivata in pochi giorni a piu’ di 4 milioni di firme) e le moltissime mazifestazioni BR-IN, a cui parteciperemo piu’ attivamente possibile, come ufficio e come singoli, sono il primo segno positivo verso una sperata inversione di rotta da parte del Governo inglese.