TORNEREMO E SARÀ PIÙ BELLO CHE MAI

Erano le ore 21.00 circa del 7 marzo 2020, ero a cena con alcuni amici e ad un certo punto arriva la chiamata di mia madre, era molto preoccupata. Diceva cose tipo “finirai per rimanere lì! La Lombardia sta per essere blindata! Torna a casa!!” Dopo 10 minuti il telefono ha squillato di nuovo. Era un mio amico “Fede hai sentito?”“Si ho sentito” “Io sto partendo ora con la macchina, tra mezz’ora chiudono tutto! Ti passo a prendere? Torniamo a casa!”. 

Quella sera per la prima volta ho avuto la sensazione di essere in gabbia. Finita la cena, sono andata verso la metro e sembrava mi mancasse l’aria. I vagoni della metropolitana erano semi vuoti, ognuno era sulle sue, molti parlavano al telefono, erano preoccupati. Anche io lo ero. Lo ero molto. Ma per molti quella era ancora solo e comunque una semplice influenza.

Domenica 8 marzo la passai al parco, c’erano tantissime persone a cantare, suonare a ridere e anche se tutto dava l’idea di essere una domenica come le altre, l’aria spensierata di quella giornata era pronta per dare il cambio ad un’aria nuova, gelida e colma di paura.

Quel che accadde da lunedì 9 in poi, bene o male, è un ricordo uguale per tutti, ma, per quanto uguale esso sia, ognuno di noi sta vivendo la quarantena in maniera del tutto diversa.

Mi chiamo Federica, ho 28 anni, vivo a Milano, ma il mio cuore è completamente perso per la mia città natale, Chieti e quella notte dell’8 marzo in cui molti miei amici scapparono da Milano per tornare nelle proprie città d’origine io decisi di restare qui, a Milano. Come? Facendo un grande respiro, razionalizzando il problema e anteponendo la coscienza all’istinto di scappare.

Perche non esiste età in cui, nel momento del bisogno, non si desideri tornare a casa tra le braccia di papà e mamma, ma, allo stesso tempo, non esiste paura che non possa essere dominata dalla razionalità. Tornando a casa probabilmente non avrei peggiorato le cose, ma sicuramente non le avrei migliorate.

Non mi pento di essere rimasta qui, ma la mia famiglia mi manca terribilmente, mi mancano i miei genitori e mi mancano i miei fratelli che vivono a Londra e Rotterdam. Una famiglia come la mia, in un momento come questo, è messa a dura prova, ma quando la salute è dalla propria parte, mentre fuori dalle mura di casa è in atto una pandemia, ogni sforzo diventa ricompensa.

Milano, oggi è a tutti gli effetti una seconda casa per me, l’ho sempre vissuta in costante movimento, di corsa, condita da immenso stress. È una città che va veloce, che ti impone di stare al passo, di non mollare e, a volte, questo fa sì che tu senta il bisogno di fermarti, ma mai la voglia di farlo.

Questa quarantena, per forza di cose mi ha fermata, anzi, ha fermato tutti e ora l’unica cosa che guardo è la strada di casa mia, dove dai balconi vedo sventolare bandiere dell’Italia.

Ho finalmente conosciuto i miei vicini dopo un’anno e mezzo che abito in questa casa, ho scoperto che Milano ha dei colori al tramonto che mi ricordano un quadro bellissimo e ho capito che il cliché secondo cui le persone del nord sono persone fredde è solo un cliché.

Il silenzio dilaniante di questa città è interrotto da applausi al balcone e dalle sirene delle ambulanze che sono ormai un sottofondo a cui non possiamo e non dobbiamo abituarci.

Quando tutto questo finirà, perché certo che finirà, la prima cosa che farò sarà tornare a casa mia, voglio riabbracciare i miei genitori, voglio passeggiare per le strade della mia città, voglio prendere un aereo e volare dai miei fratelli, voglio prenderne un altro e andare dappertutto. Voglio camminare, non voglio più prendere la metro per fare 1 km, voglio respirare quella meravigliosa, stupefacente e unica sensazione di libertà che stiamo annaffiando come un fiore per poi farla sbocciare quando finalmente tutto questo sarà finito.

Torneremo a fare la fila al cinema la domenica pomeriggio, a fare le code in tangenziale, torneremo a prenotare tavoli nei ristoranti, a fare le file in camerino, a prendere il caffè al bancone, a sederci al bar per fare aperitivo, ad uscire con quelle persone che poi non sono nemmeno tanto simpatiche. Torneremo a fare sport all’aria aperta, ad andare per musei, ad andare in biblioteca, a passeggiare in centro. Torneremo a prenotare voli, treni, alberghi per raggiungere qualsiasi posto il cuore voglia portarci. Torneremo a riempire parchi, a riempire stadi, torneremo ad essere noi. Torneremo a calpestare il suolo di questo paese meraviglioso quale è l’Italia.

Torneremo a fare tutte quelle cose che almeno una volta nella vita ci hanno fatto pensare “no che palle, ma non potevo rimanere a casa?!”

 

Federica D’Alessio

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