TUTTA COLPA DEL CASO .Storia di una volontaria rassegnata che aveva riposto le speranze in un cassetto

Ciao, mi chiamo Rebecca ho 23 anni, vivo in Calabria da sempre e sono una ragazza solare, un po’ introversa, laboriosa, sensibile e con un debole per i film, le serie tv e il buon e vecchio rock; nella vita studio e a piccoli passi cerco di realizzare il mio sogno. Due sono le cose che mi contraddistinguono, il sorriso e l’empatia, due forze che ho fatto fatica a volte ad accettare, ma che, nel corso del tempo mi hanno portato sulla strada della solidarietà e del volontariato, perché ho sempre pensato che in momenti difficili, un semplice sorriso o un abbraccio silenzioso riescano a dare conforto più delle parole.

Questa non è la classica storia di una normale volontaria del servizio civile, e voi adesso vi chiederete “perché, tu cos’hai di così speciale?” io personalmente, oltre ad essere a tratti euforica e a tratti silenziosa, sono sempre la ragazza di 23 anni sopra descritta, ciò che qui ha qualcosa di particolare è il modo in cui è avvenuto il mio ingresso nel mondo del servizio civile.

Partiamo. Nell’ottobre del 2019 decido, su consiglio di un’amica di famiglia, di provare a fare domanda per il servizio civile. Leggendo un po’ di qua e di la’ mi sono detta “ma si, dai , perché non provi, è una nuova esperienza che può darti tanto, può aiutarti a crescere, ad imparare cose nuove e forse ad uscire un po’ da quel tanto accogliente,quanto a volte isolato, guscio che ti sei cucita sù. E così sia! Apro il computer, vado sul sito del servizio civile, compilo tutti i campi obbligatori, faccio una scrematura dei progetti che più mi attiravano e arrivo alla scelta dei tre vincitori; così, con quel po’ di tristezza per non poter farli tutti, faccio la mia ultima scelta e premo il tasto invio.  

E da qui ha inizio una relazione che sa a volte damore, passione e odio, quella tra me e il caso. Sì proprio quel tipo di caso che può ribaltare in bene o in male (dipende dai punti di vista) tutti i tuoi piani, e questa volta mi ha voluto mettere alla prova, perché? Semplice, avevo sbagliato a scegliere il progetto e invece di cliccare sul nome del vincitore, ho premuto il nome del secondo arrivato. Già, medaglia d’argento, da un lato meglio, perché l’oro non mi dona affatto. Così, quando l’ho scoperto mi sono detta “ah, bella storia e adesso? Adesso niente, mi rimbocco le maniche, studio per bene e cerco di concentrarmi sul colloquio, cerco di fare bella impressione, insomma cerco di essere il più possibile me stessa”. E così ho fatto!

Passa un mese e il tanto atteso giorno arriva! Sveglia presto, mi preparo, un saluto veloce al cane, esco di casa, musica nell’orecchie, prendo il pullman e finalmente arrivo a destinazione. PANICO! Eh be sì ci sta unpo’ di ansia, però a esser sincera, se oggi ci penso, quella volta non ero tanto preoccupata, ero più carica e sicura del solito,  già,  più sicura… forse era meglio esserlo un po’ meno.

Purtroppo non mi scelgono. Ovviamente ci sono rimasta male e ho iniziato a farmi tante domande sul perché, su cosa avessi sbagliato e su cosa avrei dovuto lavorare per fare meglio poi. E qui so che vi starete ponendo un’altra domanda “ma se non sei stata presa, perché ti stiamo leggendo?”  anche questa volta, per la seconda volta è tutta colpa del caso. E così dal nulla, dopo mesi passati senza sperarci più, a Febbraio mi arriva un’email dove semplicemente venivo informata di un eventuale subentro per il progetto a cui avevo fatto domanda. Appena ho letto questa email non riuscivo a crederci, ero così stranita ma allo stesso tempo così calma e concentrata da prendere il telefono e chiamare la sede centrale per fare chiarezza. Dopo circa 20 minuti di telefonata e una nuova email inviata, era fatta, ero ufficialmente o quasi, burocrazia a parte, una volontaria del servizio civile presso le ACLI di Cosenza.

E come si suol dire “non c’è due senza tre”, il nostro ormai miglior amico caso fa il suo ingresso trionfale e PANDEMIA. Ancora una volta le mie speranze svaniscono, le ho immaginate lì, su un treno che sta partendo e io che le rincorro disperatamente senza poterle raggiungere.                          

Ma proprio quando meno te l’aspetti, o meglio proprio il giorno in cui p accadere di tutto, giorno venerdì 17 Aprile, ricevo una telefonata dalla responsabile del progetto, la quale, senza giri di parole, mi informa che giorno 20 Aprile avrei preso effettivamente (io direi pure FINALMENTE) servizio.  E così è stato, dopo tre giorni, Lunedì 20 prima riunione online su Skype, ovviamente io spaventatissima, anche perché stavo entrando in un gruppo già formato e io, che ero sempre la timida della classe, non sapevo se sarei riuscita a far sentire la mia voce, le mie idee; in quel momento non sapevo nulla! Però questa volta sono stata fortunata, ha lavorato bene il caso, perché ho trovato un team unico e fantastico, dalla responsabile Teresa, alle colleghe Sara, Placidia ed Elisa, super carine, gentili e disponibili, che mi hanno accolto benissimo e da un piccolo schermo sono riuscite ad esprimere tutto il loro calore, che io ho percepito e tanto tanto apprezzato; grazie ragazze. 

Io solitamente non credo nel caso, ho sempre pensato che siamo noi a scegliere chi siamo, che tutto dipenda dalle nostre azioni, che la vita è una sorta di catena dove ogni anello rappresenta una conseguenza del nostro operato, ma questa volta mi sono dovuta ricredere, e direi pure, dalla “scelta sbagliata” del progetto (ora non poi così sbagliata) al gruppo di giovani volontarie tutto al femminile, tutto sommato devo solo dire grazie caso, questa volta hai giocato bene le tue carte.  Ora ti accolgo nuovo amico, ma con un pizzico di titubanza, anche perché siamo solo nella fase di decollo di questo percorso, iniziato in un annoche verrà ricordato come l’anno del COVID” e “dell’andrà tutto bene”. Insomma saranno dodici mesi interessanti ma soprattutto in compagnia dei tuoi giochetti, ti sento vicino. Chissà, “caso” che souvenir porteraiquesta volta.  

 

 

Servizio civile Acli Cosenza

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