La Comunità di Connessioni incontra il Comitato Scientifico delle Settimane Sociali CEI

L’impatto prorompente del Covid-19 sul nostro Paese, sotto alcuni aspetti, è stato come un enzima che accelera una reazione chimica. Se per certi versi si può constatare che il mondo in cui viviamo siacambiato dopo il propagarsi del virus, alcune delle più importanti sfide moderne, necessarie alla nostra società, sono sostanzialmente rimaste le stesse. L’emergenza sanitaria haaccelerato alcuni processi ma in modo forzato. In pochissimo tempo, a causa delle necessità legate all’emergenza, il rapporto tra lavoro e tecnologia è stato stravolto, basti pensare ai lavoratori in smartworking che da 500mila sono diventati 8 milioni ma, d’altra parte, ci dimostra che dobbiamo accelerare i processi di ammodernamento delle infrastrutture e accelerare l’acquisizione delle competenze digitali. In pochissimo tempo il lockdown ci ha mostrato un mondo in cui l’inquinamento viene ridotto al minimo e la natura riesce a riprendere respiro e spazi. Tutto questo è molto simile alla transizione che da anni si ritiene necessaria affinché il nostro mondo sia più tecnologico e più attento alla cura del creato. Se escludiamo i risvolti tragici legati all’emergenza ed al numero altissimo di morti, la nostra società è stata costretta ad accelerare tanti processi che, anziché svilupparsi in anni si sono manifestati nel giro di qualche mese. È come se avessimo potuto dare uno sguardo fugace al futuro. È chiaro che la prorompenza dell’evento non ha reso possibile che lo sviluppo di questi processi sia stato di qualità ma regalano degli spunti interessanti per costruire, da oggi al prossimo futuro, delle politiche che abbiano elementi nuovi e maggiore consapevolezza degli effetti che la transizione può causare. Un altro elemento importante che è emerso è che, se a livello sanitario il virus ha colpito senza fare nessuna distinzione, a livello sociale non ha fatto altro che aumentare il divario tra classi e mostrare ancor più le diseguaglianze presenti nella nostra società penalizzando maggiormente chi era più fragile. Il problema è che non si è trattato solo di problematiche economiche ma anche e soprattutto di carenza di formazione ed infrastrutture. Chi, per esempio, non si può permettere una linea telefonica a casa, un tablet o non ha le competenze digitali per accedere ai servizi non ha potuto far seguire le lezioni ai propri figli o fare richiesta diretta di bonus o agevolazioni.

Questo impone una riflessione seria se vogliamo investire per creare una società che non lasci indietro nessuno. Tenendo conto di questi elementi si può trovare la strada giusta per far sì che ciò che è capitato ci insegni a prospettare una visione futura che approfitti dell’accelerazione digitale in atto. La formazione professionale può avere un ruolo centrale in questa fase storica in quanto garantisce una dinamicità maggiore nel tempo rispetto alla formazione scolastica ed universitaria ed aiuta, già oggi, a ridurre in modo significativo il mismatch tra domanda ed offerta di lavoro. È chiaro che è necessario creare le condizioni ottimali affinché tutti possano accederci.

È necessario dunque istituire un diritto alla formazione,funzionale all’abbattimento del digital divide?

Come ci si forma al lavoro del futuro?

 

 

06/06/2020

Giacomo Carta

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