Bio-Potere

Scenari politici nell’era del bio-potere, questo il titolo del secondo incontro del percorso di formazione politica di Comunità di Connessioni che si è tenuta sempre a Roma in Chiesa del Gesù.

Ospiti d’eccezione il giornalista Marco Damilano e il capo di gabinetto della Presidenza del Consiglio dei Ministri Antonio Funiciello.

Dal 19 febbraio, data dell’ultimo incontro, è cambiato il mondo. La drammatica vicenda in Ucraina ha caratterizzato l’approccio di questo secondo appuntamento.

Padre Occhetta ha come sempre fornito un’introduzione spirituale invitandoci alla riflessione. “Abitare il silenzio. Contemplare l’azione”. Questo mondo che necessità di essere cambiato, di trovare bontà e giustizia, richiede uno sforzo di ciascuno. Ma questo passa, in primis, rivoluzionando se stessi, guardandosi dentro. Affrontando i propri limiti, ringraziare, ritrovare i valori fondanti.

È per me di gran lunga piú gradevole
osservare le stelle,
che sottoscrivere una sentenza di morte.
È per me di gran lunga piú gradevole
ascoltare le voci dei fiori,
che bisbigliano: « è lui! »,
quando passo per il giardino,
che vedere i fucili,
che uccidono quelli che vogliono
uccidere me.
Ecco perché non sarò mai
e poi mai
un uomo di governo!

Con questa poesia di Velimir Chlébnikov, Funiciello ci richiama all’enorme responsabilità dei governanti. In particolare in queste ore di guerra, dove la biopolitica, ovvero la politica che costudisce la vita, è messa a dura prova. In tal senso, i fatti di cronaca ci mostrano due modi totalmente opposti di raccontare e concepire la leadership politica. Da una parte, il presidente ucraino Zelensky sta trasformando il modo di comunicare con i propri cittadini sfruttando i nuovi mezzi di comunicazione per creare un senso di appartenenza.  Dall’altra, invece, il presidente Putin fa leva su un linguaggio e un modo arcaico e autoritario di relazionarsi con il proprio paese.

Anche nella seconda guerra mondiale i mezzi “ social” venivano utilizzati in modo diverso da Hitler e Roosvelt. Il cancelliere usava parole di morte, il Presidente parole di speranza, di fame di democrazia.

La biopolitica ha portato nella storia la necessità di prendere decisioni difficili, come l’atomica sul Giappone. La pace ha un costo. È un equilibrio precario che richiede ogni sforzo.

Marco Damilano sottolinea un grande limite per la biopolitica: il panorama frammentato contemporaneo. Una società plurale da un aparte è una risorsa per la democrazia, dall’altra la indebolisce nei rapporti verso l’esterno.

Marco Damilano ha sottolineato come nella storia sia nate diverse idee di politica. Una di queste è quella della “inevitabilità della storia”, che comporta una rigida meccanicità dell’agire politico: «la natura ha prodotto il mercato, che ha prodotto la democrazia, che ha prodotto la felicità. Non si può fare nient’altro, bisogna solo assecondare questo movimento», dice Damilano. Dall’altra parte, la “politica dell’eternità” cerca la sua giustificazione in narrazioni millenarie e dal sapore mitologico, che motivano ogni violenza e ogni atrocità. L’individuo si trova schiacciato (e accecato) da questi macigni storici, e si trova sottratto del suo libero arbitrio. Infine, la “politica dell’anti-politica” vuole rompere con il sistema, ribaltando lo status quo. Questa concezione non è in grado di generare un’idea di persona e un’idea di società se non quella di un’illusoria e falsa incorruttibilità, che però non riesce a portare frutti o a costruire il cambiamento sperato.

A queste visioni, Damilano propone un’alternativa: la “politica del cambiamento e della libertà”, ovvero l’unica via per permettere ai fatti di non rimanere sterili accadimenti. Solo così, infatti, la realtà può essere narrata e contestualizzata. Questo approccio si basa sulla consapevolezza di quello che Mounier chiama “l’avvenimento”, ossia il “maestro interiore”. Avvenimento è ciò che accade e che irrompe nelle nostre vite: il nostro compito è riconoscerlo e farlo risuonare a favore della comunità, ancora una volta narrando ciò che ci circonda.

Infine, Damilano richiama quello che deve essere un metodo: il valore della perseveranza, dell’impegno non urlato, secondo Isaia 42:

Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
2 Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
3 non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta.
Proclamerà il diritto con fermezza;
4 non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra;
e per la sua dottrina saranno in attesa le isole.

Successivamente, come da tradizione di Comunità di Connessioni, ci siamo suddivisi in gruppi di lavori per approfondire i tanti spunti emersi e discuterne insieme.

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