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Prima Giornata Nazionale del Servizio Civile

Ieri, come Giovani delle Acli abbiamo avuto la possibilità di partecipare assieme a 25 operatori volontari del Servizio Civile, rappresentanti le diverse nostre sedi in Italia, alla prima Giornata Nazionale del Servizio Civile, organizzate dal Dipartimento delle Politiche Giovanili.
È stata una grande occasione per dialogare insieme sul futuro di noi giovani e sull’importanza del Servizio Civile come esperienza per accrescere il capitale umano e sociale delle giovani generazioni.
Questo evento è inserito in un’ottica di sempre più proficua relazione tra il nostro movimento e gli operatori volontari.

Ringraziamo in particolar modo le antenne ANG Radio di Milano e Casamarciano per aver partecipato e per aver raccolto preziose testimonianze.

#CAMBIAMENTOVOLONTARIO: PROGETTO CONTRO LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE

 

 

 I Giovani delle Acli aderiscono al progetto contro la discriminazione razziale promosso dai volontari del Servizio Civile delle ACLI di Savona.

 Il progetto avrà luogo dal 19 al 25 di Marzo e prevede la condivisione della stessa fotografia nel medesimo momento da parte di tutti i partecipanti con lo stesso hashtag #CambiamentoVolontario allo scopo di creare un trend topic facendo sì di raggiungere chiunque con il nostro messaggio.

Per partecipare  è richiesta  la sottoscrizione della petizione che sarà lanciata su Change.org  intitolata “Combattiamo il Razzismo assieme, #CambiamentoVolontario”, in seguito la pubblicazione da parte di tutti i volontari il 19 Marzo alle ore 12 della stessa fotografia.

Te l’aspettavi?

di Anna Nicoletta Viola – Servizio Civile Cosenza

Inizialmente l’idea di partecipare all’AGORA’ devo ammettere che non mi entusiasmava molto, naturalmente sbagliavo, ma pensavo che noi ragazzi del servizio civile non centravamo nulla con una riunione dei Giovani delle ACLI, sicuramente ciò è stato dovuto ad una poca consapevolezza su cosa fosse realmente l’AGORA’ e su cosa effettivamente, oltre al tema trattato, rappresenta per la grande famiglia ACLI che abbraccia tutta Italia.

Solo ora con stupore posso dire che è stata una bellissima esperienza formativa, che ha permesso un confronto tra tutti i Giovani delle ACLI delle varie regioni.

Il tema trattato di  AGORA’ 2017  è stato il “divario generazionale” un tema che mi sta particolarmente a cuore.

Noi giovani rappresentiamo la generazione dei cosiddetti “sfigati”, siamo il punto di arrivo di tutte le problematiche di anni e anni di politiche errate e distruttive, la cosa più agghiacciante è  che la stragrande maggioranza dei giovani e dei nostri genitori non ne è al corrente.

Nel pomeriggio sono stati formati dei  gruppi di 15-20 persone per far uscire fuori i vari pensieri sull’Argomento trattato nella mattinata, questo è stato il momento che ci ha fatto conoscere e confrontare, da qui è nato il mio interesse nel conoscere le altre realtà e nel coinvolgermi ancor di più  nel gruppo dei Giovani delle ACLI.

Studio economia, e per forza di cose ho studiato la crisi partita dagli USA nel 2008 e che ha coinvolto tutto il mondo, ormai si è compreso che questa crisi non assomiglia a nessuna delle altre già affrontate in passato. Questa infatti non è una crisi ma piuttosto un vero e proprio cambio di paradigma o modello che riguarda tutti i fronti, e non ci rendiamo conto infatti che stiamo vivendo un vero e proprio cambiamento di era, non ci troviamo davanti un’epoca di cambiamenti, ma è un vero e proprio cambiamento d’epoca.

Bisogna che noi giovani prendiamo consapevolezza che questo cambiamento epocale ci porterà ad un futuro che non è assolutamente la proiezione lineare del nostro passato, cosa che è stata così per secoli fino ad ora.

Il vero divario generazionale è rappresentato dal disinteresse e sfiducia da parte di noi giovani. Tutti i paradigmi su cui è stata fondata fin ora la società sono caduti: la scuola, la famiglia, la religione, la politica, lo sport. Tutti questi riferimenti per la mia generazione sono crollati.

La domanda è: cosa sarà giusto o sbagliato domani?

Parlare di queste problematiche con gli adulti ma soprattutto proprio con noi giovani, che sono i diretti interessati, non è semplice, sembra assurdo ma siamo così indifferenti che parlare del nostro futuro risulta noioso.

La cosa  meravigliosa che ho riscontrato durante l’AGORA’ è stata proprio quella di conoscere e rapportarmi finalmente con ragazzi interessati al loro futuro, mi sono trovata in un terreno fertile per analizzare le problematiche ed elaborare le soluzioni, in modo critico e costruttivo, che riguardano il nostro periodo storico. Visto che difficilmente troverò un atro luogo così valido, vivo, operoso e intraprendente, mi piacerebbe tanto trovare un modo per continuare ad avere un contatto ed un dialogo. Il mio sogno infatti sarebbe quello di riorganizzare un incontro dove poter invitare relatori che toccano ancora più da vicino le nostre problematiche e che riescono a coinvolgerci più facilmente, così da poter avere un’importante risposta da noi giovani volontari del Servizio  Civile e Giovani delle ACLI.

 

365 giorni di diversità a 16000 chilometri da casa: piccola riflessione di una giovane aclista a fine servizio

Di Rosaria Santoro – Volontaria in Servizio Civile presso il Patronato Acli Melbourne

16000 sono i chilometri che separano Roma da Melbourne, Australia. Era Luglio del 2015 quando appresi la notizia di essere stata selezionata per un progetto di Servizio Civile con sede di attuazione Melbourne presso il Patronato Acli. Il mio nome è Rosaria Santoro, sono prima di tutto me stessa e poi una biologa, con un background in più sull’ecologia.

Quest’ultimo aspetto mi ha spinto a fare domanda per il servizio civile internazionale, desiderosa di vivere la “selvaggia” Australia, e la natura incontaminata che la caratterizza. Non avevo aspettative, se non quella di vivere pienamente questa esperienza ed imparare a superare molti dei miei limiti.

Il lavoro al patronato Acli mi ha permesso di incontrare tanti italiani, supportare attivamente la comunità italiana a Melbourne, e riscoprire il mio paese, attraverso i racconti di chi l’ha dovuto lasciare. E così in poco tempo, ho conosciuto le montagne di Asiago, la Roma sotto la dittatura fascista, Baarìa (proprio quella di Tornatore), e una Calabria più forte e viva che mai. L’esperienza in Australia, i racconti dei vecchi italiani sulla loro terra natia, il loro amore per l’Italia, hanno trasformato positivamente la mia opinione sul mio paese, e mi hanno reso ancora più felice di ritornare.

L’Italia ha un “background” culturale, unico ed inimitabile, composto da una miriade di storie e popoli diversi tra loro, passando dal Nord, fino ad arrivare al Sud (con differenze addirittura tra paesi a pochi km di distanza) ma uniti in un’unica lingua ed un unico sentimento comune di appartenenza. Un’identità che spesso dimentichiamo per insensati fanatismi regionali, o che rivendichiamo solo quando ci sentiamo minacciati dallo “straniero” che solca il Mar Mediterraneo per raggiungere la salvezza, che sia esso una persona in cerca di fortuna o che fugga da una guerra infame.

Questa ricchezza culturale e questa diversità, ora è anche patrimonio dell’Australia, che accogliendo centinaia di migliaia di immigrati italiani nella seconda parte del ‘900, ha assorbito non solo le loro forze, le loro braccia, che hanno contribuito non poco a sviluppare e costruire questo paese, ma anche la loro cultura, i loro dialetti, i loro modi di vivere. Tutto ciò ha condizionato lo sviluppo sociale, in molte città australiane, ed in particolare a Melbourne, per anni il centro dell’immigrazione italiana in Australia, modellando la cultura australiana, rendendola più incline all’esperienza del nuovo e della diversità.

Negli ultimi anni, tanti giovani europei hanno abbandonano le loro nazioni per inseguire il sogno australiano, e tanti altri sono emigrati e continuano ad emigrare in Europa. Ognuno di loro è alla ricerca di una vita migliore, ognuno vive a pieno il disagio della migrazione.

In questo girotondo di movimenti, l’unica costante che si ripete all’infinito, lungo l’asse temporale, è la consapevolezza di essere solo dei numeri. Non è facile, non è stato facile per i migranti di prima generazione e non lo è per noi, non lo sarà mai, perché non c’è cosa più difficile che essere strappati alla propria casa per andare verso ciò che non si conosce.

Oggi, “l’isola grande quanto un continente” è divenuta uno spettacolare mix di tradizioni e culture, che fa invidia a qualsiasi esperimento sociale.

Il fascino scaturisce da una miscela culturale che armoniosamente integra non solo culture nazionali differenti, come greci, cinesi ed italiani, ma che esalta le differenze all’interno delle stesse (come ad esempio le differenze regionali italiane).

Ho imparato a fare zuppe tailandesi, a preparare un matcha latte, a mangiare pizze dissacranti, e che regalare un rotolo di carta igienica ad un compleanno ad un giapponese è cosa ben gradita.

Vivere in questo connubio di culture fa bene e mi ha fatto bene, perché ho superato molti pregiudizi che avevo, ed imparato ad apprezzare ogni aspetto di questa umanità. Ed anche se può sembrare banale, vivere un’esperienza del genere apre la tua mente a nuove prospettive, a nuove idee e sensazioni, che mai avresti provato chiuso nel tuo angolo di mondo.

Io adesso posso dire di capire. Capisco chi è partito disperato cercando un appiglio in un’altra terra e chi ha solo voglia di vivere un’avventura. Capisco i miei coetanei, che sono disposti a raccogliere frutta pur di rimanere in questo paese lontano da tutto ciò che li ha fatti soffrire, capisco chi continua ad identificarsi in un mito e chi ha la forza di trasformare la propria vita in un capolavoro alla Charlie Chaplin. Capisco chi mangia la pizza con l’ananas e prosciutto, e chi si ostina a cercare il vero guanciale di Amatrice anche a Bangkok. Lo capisco perché in tutto ciò c’è una parte di me, di quell’umanità che ci rende tutti simili e parte di questo mondo.

Capisco che è tutto questo a renderci umani, vivi, coscienti di sé e del mondo e che abbiamo sia il diritto che il dovere di sentirci parte di un tutto.

Capisco questa diversità perché l’ho conosciuta in 365 giorni, in un solo tempo, in quel di Melbourne, a 16000 chilometri lontano da casa.

LAVORO E’… GIOVANI RESPONSABILI

 

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Di Angelo Vecchione – GA Napoli

“Lavoro è… responsabilità”: è questa la conclusione del Campo Estivo di Formazione “LAVORO E’…” tenuto a Napoli dai Giovani delle Acli Metropolitane di Napoli, a cui hanno partecipato giovani provenienti da tutta Italia e dal territorio campano. Il campo è stato introdotto dal Presidente delle Acli metropolitane Gianvincenzo Nicodemo insieme ai Responsabili dei Giovani delle Acli. I ragazzi hanno avuto l’opportunità di incontrare esperti sui diversi ambiti che afferiscono al mondo del lavoro: dalla condizione femminile (con la responsabile regionale del coordinamento donne delle Acli Anna Cigliano) ai temi del lavoro che diventa schiavitù con l’ Avv. Maurizio D’Ago, oltre al lavoro come impresa sociale: tra i relatori erano presenti anche testimonianze di giovani che hanno intrapreso percorsi formativi grazie alle Acli e di giovani che hanno avviato cooperative nell’ambito del Progetto Policoro della Conferenza Episcopale..

Il tema è ispirato dall’emergenza del nostro tempo, ed è stato scelto dai giovani stessi che si vogliono mettere in discussione attraverso le loro opinioni sul mondo che percepiscono, sulla loro realtà. Sono realtà diverse ma tutte uguali, piene di piccole esperienze, di paure, di speranze e di sogni.

Per quanto concerne il metodo di gestione delle attività formative, l’alternanza tra ascolto degli ospiti e momenti di discussione ha fatto nascere una consapevolezza nei ragazzi che esiste un mondo di adulti che li ascolta e che vuole stimolarli dandogli gli strumenti giusti e adatti ad affrontare le nuove sfide che il mondo ci ha messo davanti.

L’intreccio tra la tematica del lavoro e i temi trasversali proposti come la condizione femminile, l’immigrazione e la schiavitù, diritto del lavoro, auto imprenditorialità e Terzo Settore, ha permesso di poter spaziare con i ragazzi facendoglii considerare la complessità del tema a partire dalla domanda “cosa pensi della politica?” introdotta dal Coordinatore GA Nazionale Matteo Bracciali, alla domanda “Che diritti vorresti avere o adeguare sul lavoro?” dell’ Avv. Maurizio D’Ago.

Tra le testimonianze Anna con Vascitour, cooperativa che si occupa di turismo esperienziale, Andrea e Daniela con la loro associazione con cui coltivano e trasformano l’aloe, Stefania con la sua esperienze del Progetto Policoro. Il loro fervore nel raccontare la loro esperienza e come hanno deciso di intraprendere un percorso nuovo, ha fatto riflette i giovani partecipanti ai focus tanto da renderli curiosi sulle opportunità loro offerte.

ga1L’esperienza del Campo resta tangibile nei ricordi e nelle esperienze che ognuno porta con se e ai propri territori, solo così si riuscirà a muovere le conoscenze dei giovani creando una generazione responsabile di se stessi e resiliente.

Euro 2016: Parigi celebra il calcio!

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Di Milena Re e Valentina Piccoli, volontarie in Servizio Civile presso il Patronato Acli Parigi

 

Dal 10 giugno al 10 luglio si è svolta a Parigi la quindicesima edizione degli europei di calcio in Francia. Dieci sono state le città interessate dalle fasi finali del torneo: Lens, Saint-Denis, Parigi, Bordeaux, Lione, Nizza, Marsiglia, Tolosa, Saint-Étienne, Lilla e ventiquattro sono state le squadre a contendersi il titolo.

 

Già dal 10 maggio, e fino al 10 luglio, è stata allestita all’esterno dell’Hotel de Ville la mostra Football de légendes une histoire européenne che tramite gli scatti delle prodezze calcistiche di trenta tra i migliori calciatori di tutta Europa ci ha fatto rivivere la storia del calcio. Si ritrovano così in brevi testi firmati da scrittori, gli italiani Gianni Rivera nelle parole di Erri De Luca, Roberto Baggio nella descrizione di Roberto Saviano e i francesi Zinedine Zidane nel testo di Jean Philippe Toussaint e Michel Platini nel breve racconto che ne fa Bernard Pivot.

 

«Le Rendez-Vous» è stato lo slogan ufficiale della manifestazione e numerosi sono stati gli eventi collaterali che hanno animato per l’intero mese la città. Tra i primi appuntamenti il concerto di David Guetta del 9 giugno agli Champs-de-Mars per inaugurare la Fanzone della Tour Eiffel con milioni di persone pronte a cantare This One’s For You, canzone ufficiale del torneo. Le Fanzone, ad accesso gratuito, sono state allestite a Parigi e nelle diverse città della Francia per accogliere i tifosi con proiezioni dei match su maxischermo, animazione e zone interattive con «twitter wall».

La competizione si è aperta ufficialmente il 10 giungo con la cerimonia ufficiale allo Stade de France. Lo spettacolo, dedicato alla cultura francese, ha visto l’esibizione delle ballerine di can can, la musica di Edith Piaf e infine, la coreografia in cielo dell’Aereonautica militare francese.

Uno dei simboli degli europei di calcio è stato la Tour Eiffel, ogni sera illuminata con i colori della squadra più seguita sui social network.

acli parisSe il calcio è un’occasione per ritrovarsi e vivere le proprie origini, le Acli di Parigi hanno organizzato la proiezione delle partite presso la propria sede.  Questo è stato un modo per seguire e supportare la propria nazione, centrando uno degli obiettivi dell’associazione che è quello di essere un punto di riferimento per i migranti italiani all’estero.

 

Trovare casa a Bruxelles

di Isabella e Mariantonietta – IVO4all Bruxelles

Una delle sfide da affrontare quando ci si trasferisce all’estero è trovare un tetto sulla testa che ti faccia sentire il più possibile “a casa”. La nostra ricerca ha avuto inizio subito dopo l’arrivo a Bruxelles. Indubbiamente un primo punto da considerare è la necessità di essere sul posto per poter fare delle visite e guardare in prima persona lo stato dell’alloggio. In caso contrario, si potrebbe incorrere in brutte sorprese, per cui meglio armarsi di tanta pazienza e rimboccarsi le maniche!

Cominciamo col prendere i primi contatti tramite Facebook: il social media di Zuckerberg ci è servito tantissimo per sondare il terreno e capire cosa offrisse il mercato degli affitti della capitale belga. Passiamo pomeriggi interi a visitare i gruppi pubblici su Facebook Bxl à louer – de bouches à oreilles, Bxl à louer – de bouche à oreille II e ancora Bxl à louer e Colocation, appartements sur Bruxelles per farci un’idea e…le alternative non mancano affatto!!!

In città infatti c’è un ricambio vertiginoso dovuto al continuo via vai di stagisti delle istituzioni europee, studenti e lavoratori che scelgono Bruxelles perché polo di attrazione al centro dell’Unione Europea.

Tuttavia, nonostante le numerose offerte allettanti, riscontriamo non poche difficoltà per cercare soluzioni rispondenti ai nostri bisogni: il periodo di tempo inusuale di 4 mesi, un appartamento con 2 stanze disponibili, in quanto il nostro obiettivo era quello di condividere quest’esperienza all’estero anche sotto il profilo della vita quotidiana.

Dopo le giornate di lavoro in Patronato, cominciamo a familiarizzare con le vie e le metro. Dopotutto i risvolti positivi della ricerca di un alloggio stanno proprio in questo! Fissiamo molti appuntamenti durante i quali le lingue per capirsi vanno dal francese all’inglese e per finire l’italiano. Perché sono davvero molti gli italiani che vivono qui a Bruxelles!

Una delle case visitate molto carina in zona Porte de Namur ci stupisce pero’ per la “strana” distribuzione dei suoi spazi: la camera molto piccola, ma accogliente, la zona giorno ben curata e luminosa, ma per raggiungere il bagno è necessario compiere una vera e propria impresa! Salire una scala con gradini molto ripidi e stretti, tanto da costringerti a salire e scendere lateralmente, a mo’ di granchio 😀

Questa non è stata l’unica sorpresa riscontrata in giro: una delle stanze viste a Sainte Catherine ci interessa particolarmente per ubicazione e zona limitrofa, ma…Nella stanza non vi è il letto, tocca attrezzarsi in altro modo… A Bruxelles, infatti, nella giungla degli affitti non è detto che le stanze siano ammobiliate. Per cui bisogna badare a quest’aspetto con cura…

Ovviamente rifiutiamo l’offerta e andiamo avanti e dopo pochi giorni finalmente troviamo la casa ideale per noi: a 10 minuti a piedi dalla nostra sede di lavoro, ci trasferiamo nel quartiere Saint-Josse-Ten-Noode ben servito da metro e altri mezzi pubblici, attività commerciali e aree verdi dove poter trascorrere il nostro tempo libero. Addirittura abbiamo un lusso in casa, che non è per nulla scontato qui a Bruxelles: la lavatrice!

Il nostro obiettivo è stato raggiunto! Missione compiuta!