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Giovani delle ACLI


"Le generazioni nuove sono, appunto, come gli uccelli migratori: come le rondini: sentono il tempo, sentono la stagione: quando viene la primavera essi si muovono ordinatamente, sospinti da un invincibile istinto vitale – che indica loro la rotta e i porti!- verso la terra ove la primavera è in fiore!" Giorgio La Pira, 1964

Campo Estivo GA Napoli

Amici,
dal  9 al prossimo 11 settembre si terrà a Castellammare di Stabia il V Campo estivo organizzato dai Giovani delle ACLI di Napoli dal titolo “LAVORO E’…”
Il campo estivo è un’esperienza unica di condivisione, e di crescita, che coinvolge ragazzi da tante regioni d’Italia.
Vi invitiamo a girare questo invito a tutti i ragazzi che pensate possano essere interessati ad una tre giorni di condivisione e riflessione sul tema del lavoro.

Ai partecipanti è richiesto un piccolo contributo di 30 € a parziale copertura dei costi, che vengono sostenuti dal contributo della sede provinciale.
Per informazioni potete fare riferimento alla mail delle Acli provinciali, aclinapoli@acli.it.

Questo il programma del campo estivo:

VENERDI – 09 SETTEMBRE

18.00 – ACCOGLIENZA E REGISTRAZIONE

19.00 – PRESENTAZIONE DEL CAMPO, SALUTI ED ATTIVITA’ DI CONOSCENZA

Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale Giovani delle Acli

Gianvincenzo Nicodemo – Presidente Provinciale delle Acli di Napoli

Gennaro De Micco – Coordinatore Provinciale GA Napoli

20.00 – MOMENTO DI CONVIVIALITA’

Cena e socializzazione

21.00 – LE ACLI: FEDELTA’ AL LAVORO E MOVIMENTO OPERAIO

Santino Scirè  – Presidenza Nazionale Acli

SABATO – 10 SETTEMBRE

9.00 – Colazione

9.30 – Momento di preghiera

10.00 – I SESSIONE

LAVORO È… PROATTIVITA’

Stefania Russo  e Antonia Ciampa  – Progetto Policoro

11.00 – Attività laboratoriale/esperienziale a cura di ENAIP I.S.

13.00 – Pausa pranzo e momenti liberi

16.00 – II SESSIONE

LAVORO È… DIRITTI

Maurizio D’Ago – Responsabile Progetto Lavoro Patronato Acli Napoli

Anna Cigliano – Responsabile Regionale Coordinamento Donne

17.00 – Attività di gioco di ruolo

20.00 – MOMENTO DI CONVIVIALITA’

Cena e socializzazione

DOMENICA – 11 SETTEMBRE

9.00 – Colazione

9.30 – Momento di preghiera

10.00 – III SESSIONE

LAVORO È… AUTOIMPIEGO E TERZO SETTORE

TESTIMONIANZE Natalya Madelyk  – Ass. Donne dell’Est – Cooperativa MED’ORO

Andrea Fiorentino e Daniela Iaconis – Associazione SANACARE

Salvatore Buccelli – BCD Group Comunità Dernier

11.30 – Laboratorio di progettazione: economia e comunità a cura di Luca Raffaele Project Manager NeXt

13.00 – Pausa pranzo

15.30 – Conclusioni e verifica

E’ sempre la GMG

di Marco Rovere – Coordinamento Nazionale GA, Coordinatore GA Imperia

Ho ancora impresso negli occhi e nel cuore- e penso ci rimarrà per molto- lo spettacolo di persone e bandiere del Campus Misericordiae; in quel prato, ho potuto contemplare quanto, nello Spirito, la Chiesa sia bella, gioiosa, giovane, desiderosa, come ha detto il Papa, di “lasciare un’impronta”.

Lasciare un’impronta significa- secondo quanto ci ha detto il Papa- camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia. Ci chiama ad andare per le strade seguendo la “pazzia” del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo; ad andare per le strade del nostro Dio che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali. Che ci stimola a pensare un’economia più solidale di questa. In tutti gli ambiti in cui vi trovate, l’amore di Dio ci invita a portare la Buona Notizia, facendo della propria vita un dono a Lui e agli altri.

A noi, giovani impegnati nelle ACLI, viene, ancora una volta, un invito a riflettere e vivere la dimensione sociale, economica e politica della misericordia, a sperimentare nell’impegno per gli altri la dimensione del dono e della gratuità, a pensare che, per servire gli uomini, dobbiamo incontrare il Figlio dell’uomo, che servire gli uomini, anche e soprattutto nelle vicende temporali più concrete, è servire il Figlio dell’uomo.

Trovare casa a Bruxelles

di Isabella e Mariantonietta – IVO4all Bruxelles

Una delle sfide da affrontare quando ci si trasferisce all’estero è trovare un tetto sulla testa che ti faccia sentire il più possibile “a casa”. La nostra ricerca ha avuto inizio subito dopo l’arrivo a Bruxelles. Indubbiamente un primo punto da considerare è la necessità di essere sul posto per poter fare delle visite e guardare in prima persona lo stato dell’alloggio. In caso contrario, si potrebbe incorrere in brutte sorprese, per cui meglio armarsi di tanta pazienza e rimboccarsi le maniche!

Cominciamo col prendere i primi contatti tramite Facebook: il social media di Zuckerberg ci è servito tantissimo per sondare il terreno e capire cosa offrisse il mercato degli affitti della capitale belga. Passiamo pomeriggi interi a visitare i gruppi pubblici su Facebook Bxl à louer – de bouches à oreilles, Bxl à louer – de bouche à oreille II e ancora Bxl à louer e Colocation, appartements sur Bruxelles per farci un’idea e…le alternative non mancano affatto!!!

In città infatti c’è un ricambio vertiginoso dovuto al continuo via vai di stagisti delle istituzioni europee, studenti e lavoratori che scelgono Bruxelles perché polo di attrazione al centro dell’Unione Europea.

Tuttavia, nonostante le numerose offerte allettanti, riscontriamo non poche difficoltà per cercare soluzioni rispondenti ai nostri bisogni: il periodo di tempo inusuale di 4 mesi, un appartamento con 2 stanze disponibili, in quanto il nostro obiettivo era quello di condividere quest’esperienza all’estero anche sotto il profilo della vita quotidiana.

Dopo le giornate di lavoro in Patronato, cominciamo a familiarizzare con le vie e le metro. Dopotutto i risvolti positivi della ricerca di un alloggio stanno proprio in questo! Fissiamo molti appuntamenti durante i quali le lingue per capirsi vanno dal francese all’inglese e per finire l’italiano. Perché sono davvero molti gli italiani che vivono qui a Bruxelles!

Una delle case visitate molto carina in zona Porte de Namur ci stupisce pero’ per la “strana” distribuzione dei suoi spazi: la camera molto piccola, ma accogliente, la zona giorno ben curata e luminosa, ma per raggiungere il bagno è necessario compiere una vera e propria impresa! Salire una scala con gradini molto ripidi e stretti, tanto da costringerti a salire e scendere lateralmente, a mo’ di granchio😀

Questa non è stata l’unica sorpresa riscontrata in giro: una delle stanze viste a Sainte Catherine ci interessa particolarmente per ubicazione e zona limitrofa, ma…Nella stanza non vi è il letto, tocca attrezzarsi in altro modo… A Bruxelles, infatti, nella giungla degli affitti non è detto che le stanze siano ammobiliate. Per cui bisogna badare a quest’aspetto con cura…

Ovviamente rifiutiamo l’offerta e andiamo avanti e dopo pochi giorni finalmente troviamo la casa ideale per noi: a 10 minuti a piedi dalla nostra sede di lavoro, ci trasferiamo nel quartiere Saint-Josse-Ten-Noode ben servito da metro e altri mezzi pubblici, attività commerciali e aree verdi dove poter trascorrere il nostro tempo libero. Addirittura abbiamo un lusso in casa, che non è per nulla scontato qui a Bruxelles: la lavatrice!

Il nostro obiettivo è stato raggiunto! Missione compiuta!

 

Disconosciuti

di Maria Chiara Padovano – Civilista PatRonato ACLI Londra

A pochi giorni dal voto referendario, il Regno Unito sembra ancora molto lontano da una decisione unanime rispetto alla sua posizione in Unione Europea.  La campagna infatti, combattuta principalmente sui temi caldi di immigrazione e abbattimento delle uscite finanziarie legate alla partecipazione all’UE, non e’ stata in grado di definire nettamente il risultato di voto. Il “leave” e’ stato decretato da una fievolissima maggioranza (circa 4% degli elettori) e sostenuto soprattutto dalle regioni del Galles e dell’Inghilterra, contro quelle di Scozia e Irlanda del Nord, largamente a favore del “remain”. 

Il risultato finale ha sorpreso tutti noi, ma non solo. Gli elettori sono sembrati immediatamente pentiti dell’esito del referendum e gli stessi sostenitori politici dell’uscita dall’Unione hanno presto mitigato i toni, arrivando anche a ritrattare le precedenti affermazioni pro “leave”.  

La delusione iniziale del vedersi “traditi” e disconosciuti da un Paese fino ad ora famoso per la multiculturalita’ e la non discriminazione, sta pero’ tramutandosi in speranza che qualcosa ancora si possa fare. Le dichiarazioni del sindaco di Londra, del portavoce del Governo scozzese e del leader irlandese a sostegno dell’Europa, la petizione per la richiesta di un secondo referendum (arrivata in pochi giorni a piu’ di 4 milioni di firme) e le moltissime mazifestazioni BR-IN, a cui parteciperemo piu’ attivamente possibile, come ufficio e come singoli, sono il primo segno positivo verso una sperata inversione di rotta da parte del Governo inglese.  

Una piccola bella vittoria.

Di Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale Giovani delle ACLI

Il day after delle amministrative propizia la solita stucchevole discussione su chi ha vinto e su chi ha perso e, naturalmente, non ha perso nessuno. Al limite “abbiamo tenuto”.

E’ evidente che questa discussione ci interessa molto poco e, in attesa del voto ai ballottaggi, ci interessa relativamente commentare i risultati dei candidati a sindaco e dei partiti delle grandi citta’. I governi delle citta’ sono fondamentali per lo sviluppo delle comunita’, intendiamoci, ma quella che vorrei raccontare e’ una bella storia di impegno civile.

Mentre tutti parlano di Roma e Milano, A Elmas, in provincia di Cagliari, Giacomo Carta, il coordinatore dei Giovani delle ACLI viene eletto in consiglio comunale. Che Mentana non ne abbia parlato ieri sera nella maratona notturna dello scrutinio non avevamo dubbi, ma per noi e’ una soddisfazione grande.

Ernesto Che Guevara diceva che “la parola insegna, l’esempio guida”. E nelle comunita’ locali, aldila’ delle iniziative di approfondimento culturale, politico, c’e’ un grande bisogno di giovani che si prendono il carico delle difficolta’ e delle responsabilita’ del territorio che abitano. La scelta di Giacomo non e’ banale e proprio per questo e, vi posso assicurare, non e’ stata fatta a cuor leggero. Ma adesso ha davanti a se’ la cosa piu’ difficile: trasformare la nostra azione sociale in politiche pubbliche.

La promozione della partecipazione giovanile alla vita politica del nostro paese e, piu’ in generale, il protagonismo della nostra generazione passa da queste scelte ed e’ per questo che dobbiamo ringraziare i tanti Giacomo che si sono candidati, a prescindere dalle scelte di schieramento, e che nello stesso tempo animano i gruppi di GA in giro per l’Italia. La giovanile deve mettere in relazione, essere momento di confronto ed e’ straordinariamente naturale tenere insieme l’impegno politico con la vita associativa del movimento giovanile.

Adesso al lavoro, il Paese ha bisogno anche di noi.

 

#iovotoper

Di Federica Caniglia – Responsabile Donne GA Brindisi

Sono trascorsi settant’anni dal referendum istituzionale del 02 giugno 1946, quando gli italiani proclamarono la Repubblica come forma istituzionale dello Stato, cambiando in questa maniera il volto del paese . Il 02 giugno è l’atto di nascita di una Italia nuova, libera e democratica che lascia alle spalle gli anni bui della dittatura fascista, lo è anche per le donne, perché per la prima volta in Italia parteciparono al voto, acquisendo cosi un diritto fondamentale per la partecipazione attiva alla vita pubblica. Oggi celebriamo la nascita della Repubblica, ma anche l’identità del popolo italiano che nel voto manifesta la sua autorità e legittimità nella vita politica del paese. La Presidenza Provinciale delle Acli di Brindisi insieme al Coordinamento Provinciale Donne e al Coordinamento Provinciale Giovani delle Acli ha ideato una campagna di sensibilizzazione al diritto di voto, nonché dovere civico sancito dall’ art. 48 della Costituzione Italiana, intitolata #IO VOTO PER … L’idea nasce da un dato fornito delle precedenti tornate elettorali, da cui si è registrato un crollo dell’affluenza alle urne collegabile probabilmente ad una diffusa disaffezione, apatia e disillusione nei confronti delle istituzioni politiche che induce i cittadini ad indugiare a partecipare attivamente e responsabilmente alla vita pubblica, venendo meno in questa maniera ciò che si definisce cittadinanza attiva, elemento fondamentale per una democrazia partecipata e responsabile che proprio nel voto raggiunge la massima espressione. Per queste ragioni si rende necessaria una forte educazione alla cittadinanza attiva che parta proprio dagli strumenti di partecipazione dal basso che i new media offrono, per sviluppare una coscienza civile, critica e consapevole che aiuti ad individuare e possedere quei diritti inalienabili per ogni essere umano come il diritto al lavoro, all’istruzione, alla cultura, alla salute, alla giustizia e quei valori come uguaglianza, libertà, onestà e solidarietà sociale, in altri termini, tutti quegli elementi che contribuiscono a creare quello che possiamo chiamare una politica umanitaria, intesa come una condivisione ed elaborazione di un programma, in cui siano le persone al centro e nel cuore dei governanti e dei governati. Infatti, sulle nostre pagine facebook, sino al 18 giugno saranno condivisi le riflessioni di pensatori, scienziati, giornalisti , statisti ed alcuni articoli della Costituzione Italiana per diffondere in maniera virale le motivazioni che costituiscono i pilastri fondamentali della democrazia, da cui scaturisce una politica partecipativa, etica e consapevole. 

 

Europa: una strada per realizzare le proprie idee. 

di Giacomo Carta – Coordinamento Nazionale GA
La parola crisi viene utilizzata da anni ormai per definire un periodo, il nostro, di scarse risorse finanziarie. È una parola che evoca sfiducia e scoraggiamento ed è stata utilizzata tante volte (e continua ancora ad esserlo) come deterrente e scusante per giustificare l’impedimento nel creare e realizzare. Non è semplice lavorare in un contesto sociale nel quale la crisi è diventata, ormai, uno stato mentale che genera immobilità, dobbiamo però dimostrare ai nostri giovani che le risorse ci sono, sono tante, spetta a noi imparare a catturarle ed a gestirle in modo da poter trovare la libertà di pensare e fare proposte che diano nuovamente occasioni concrete, fiducia e coraggio. Un ottimo strumento per ripartire è indubbiamente l’Europa, che ancora sentiamo lontana ma che ci mette a disposizione tante opportunità mediante diversi programmi. Il problema di fondo è la poca informazione, infatti nonostante le risorse siano stanziate, non tutti sanno che esiste un programma che si chiama Garanzia Giovani, che offre diverse misure di inserimento lavorativo, che esiste un programma europeo creato per stimolare l’imprenditorialità chiamato Erasmus per Giovani Imprenditori e che ogni giorno in tutta Europa migliaia di ragazzi partecipano a progetti di mobilità, formazione e scambi internazionali attraverso il programma Erasmus+. Garanzia Giovani per certi aspetti non ha funzionato come avrebbe dovuto però è una risorsa che va comunque divulgata ed utilizzata perché permette ai giovani inoccupati dai 15 ai 29 anni di poter aumentare la propria “occupabilità” e di giocarsi le proprie carte nel mercato del lavoro. Il programma Eramus+, invece, offre la possibilità di partire, conoscere nuove culture, confrontarsi con coetanei stranieri e condividere con loro nuove esperienze; è stato ideato con lo scopo di aumentare le competenze e le capacità dei partecipanti ai progetti da una parte e rafforzare le partnership tra associazioni ed enti in tutta Europa dall’altra. All’interno del programma un’esperienza importante e che potrebbe essere significativa è lo SVE, il Servizio di Volontariato Europeo che permette ai giovani sino ai 30 anni di impegnarsi nel volontariato per un massimo di 12 mesi, in un Paese diverso da quello di residenza e praticamente a costo zero. L’esperienza accresce la solidarietà tra i giovani ed è un vero “servizio di apprendimento”, infatti, oltre ad operare a favore delle comunità locali, i volontari acquisiscono nuove capacità e lingue, entrando in contatto con nuove culture. I giovani delle Acli, quindi, devono solamente rimboccarsi le maniche, formarsi e farsi portavoce per poter diffondere, attraverso il sistema capillare dei territori, queste opportunità, rendersi protagonisti e dare un contributo importante affinché il termine “crisi” cessi di essere uno spauracchio ed inneschi un meccanismo che dia nuova linfa e speranza alle giovani generazioni.

 

 

Antimafia a pezzi: Pino Maniaci & Mister Hyde

di Giulio Seminara – vicepresidente Giovani delle ACLI

Non ho mai seguito Pino Maniaci, figuriamoci conosciuto, perché la sua Telejato così grottesca fino all’ espressionismo mi ricordava i film di Ciprì e Maresco ma senza ironia  ed estetica, i suoi luridamente retorici comizi per strade brutte brutte e sporche sporche con gentuzza & gentaglia hanno anticipato Maccio Capatonda e la sua UnRealTV mentre le sue volgari intemerate e gli anatemi urlati contro “Matteo Messina Soldino” & co a telecamera fissa a bassa definizione lambivano Wanna Marchi e Andrea Diprè piuttosto che il brillante e sfortunato Peppino Impastato. Eppure era uno onesto, quel censore naïf da paesazzo sperduto e maledetto senza le fortune cinematografiche e mitologiche del più celebre Corleone, quel segugio così abituato alle miserie senza nobiltà e gli ordinari orrori della provincia-veleno di Palermo Capitale Avvelenata da averci fatto il naso e overdose, per saperlo poi fiutare e stanare, che si nascondesse sotto il culo di un sindaco, di un assessore, di un magistrato o sotto il tavolo di un appalto, di un convegno di imprenditori rampanti o dell’antimafia di cui diceva, rozzamente come di tutto il resto, peste e corna, agitando una sigaretta al posto della Colt sotto la non bella e navigata faccia scavata da anti-divo che non poteva essere la forza dell’ispettore Challagan e neanche lo scomodo talento social-letterario di Peppe Fava, ma un segugio da inchiesta e protesta, un rumoroso rompipalle e un moralizzatore da strapaese si. E questo alla Sicilia pezze al culo e ai giovani siciliani che nella disperazione si attaccano a tutti i simboli che trovano, bastava e avanzava ed era tutto un Pinuccio Pinuccio, Telejato nuova RadioAut e marce, conferenze, cortei e baci di solidarietà, dalle scuole ai teatri, tutto un applauso oltre la Sicilia e l’ Italia. Perfino quel furbissimo di Renzi ci é cascato, venendo definito “stronzo” e portatore di sfiga da Pinuccio che al telefono era tutta un’ altra persona mentre minacciava, insultava, si gloriava e si toccava le palle. E quindi i cani impiccati come terrificanti moniti della Cosca al nostro, in realtà erano un semplice – benché violento ma siamo nella provincia avvelenata – avvertimento del marito-fidanzato dell’amante di Pino, la stessa spettatrice semi-silenziosa delle vanterie di Pino, l’altro quello del telefono, che minacciava, estorceva, ricattava, teneva in pugno i suoi nemici giurati della Tv e otteneva e fotteva di tutto un merdoso po’, soldi, rispetto, paura, fama, forse la scorta, ancora soldi, certamente solidarietà e la telefonata di “quello stronzo” di Renzi e contratti pubblicitari. E un posto in comune, grazie e presso l’odiato sindaco, collusissimo nemico pubblico al Tg, proprio per l’ amante silente a cui bisogna chiedere, perché forse é ora che parli anche lei, di quale Pino Maniaci si fosse innamorata, se del canuto erede di Peppino Impastato, il duro & puro, il rozzo microfono della verità, l’ anomalo siciliano che fa “antimafia gratis e per passione” più idealista e indomito di Don Chisciotte a Natale che le redazioni nazionali ed estere hanno per anni celebrato come eroe o del Pino Maniaci bis e telefonico, quello delle mazzette, dei ricatti, delle sceneggiate e dell’esasperata vanagloria mafiosa? In pratica in quel di Partinico è andata in scena una intensa e riuscitissima pièce del celebre romanzo di Stevenson, con il Pino Maniaci telefonico versione inquietante e spregiudicato Mister Hyde. E noi siciliani quante Antimafie abbiamo conosciuto in questi anni? Quanti sapienti e innovativi Dottor Jeckyl candidati ed eletti per poi fare i pazzi, quanti sedicenti Batman colti con le mani nella marmellata e quanta ipocrisia nei convegni stanchi e nelle malfrequentate commemorazioni agli eroi? Ma questa fase siciliana di crisi dell’antimafia non é mica Platone e il “chi controlla i controllori ?” e neanche un illusionismo ontologico postpirandelliano, figuriamoci, é solo una “montagna di merda” per dirla alla Peppino a cui, e insieme a lui, gli altri, riconsegniamo tristemente il vestito dell’eroe, del giornalismo sia in forma di scrittura ma appunto di radio e tv, traditi dall’ennesmo simbolo e dall’altro “eroe caduto”.
Pino, per uscircene con una battuta tanto ci resta solo la farsa, forse dovevi vederti Batman: “o muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo” nel senso che forse la miseria di provincia, le spese, la voglia di stupire e accontentare una donna, le telecamere fisse e le interviste e una grondante e volgare loquacità senza contraddittorio e un’ adolescenza con pochi libri sul comodino ti logorano fino a farti cambiare copione. Abbiamo scherzato, arrivederci Pino Ciao, Telejato non abita più qui, oggi era già chiusa e tu sparito con tutto il tuo fumo addosso, le sigarette e i baffoni. Peccato per i tantissimi ragazzi traditi e per i due cani, quelli uccisi e impiccati davvero. Per una banale storia di corna passata per martirio mafioso. Amarezza.

Quale futuro vogliamo per il nostro Paese.

La prossima settimana si celebrera’ il XXV Congresso Nazionale delle ACLI. Vogliamo dare un contributo in termini di idee e di prospettiva.

Scegliamo di partire da qui, dalle questioni più importanti che riguardano il nostro Paese.

Il Turco Meccanico paga dagli 1 ai 5 dollari l’ora. Come funziona? Molto semplice. Una piattaforma online mette in outsourcing alcune azioni impossibili (ancora) per la macchina per renderle disponibili a coloro che vogliono prestare opera senza vincoli contrattuali di tempi e modi. Non è una trovata estemporanea, ma una costruzione mondiale: se si mettono in fila tutti i turkers, questa azienda conterebbe intorno ai 2 milioni di dipendenti. Questa è la sharing economy, celebrata per la possibilità di condividere e promuovere contenuti tra persone lontanissime, oggi fonte di incredibili ricavi per l’1% dei ricchi del mondo. Infatti, mentre i grandi network della silicon valley continuano ad investire smaterializzando lavoro e diritti, chi lavora in queste piattaforme non gode di alcun beneficio di welfare. Benvenuti nel nuovo feudalesimo digitale, come lo ha battezzato il Financial Times, in cui i nuovi vassalli mettono sulle spalle degli uberlavoratori tutti i rischi imprenditoriali senza neppure pagare le tasse.

Questo è uno spaccato molto chiaro, a nostro parere, su quale sia la china mondiale in termini di lavoro, sempre meno regolato, sempre più in mano alla rendita.

Vogliamo partire da qui per pensare le ACLI dei prossimi anni, perchè c’ è tutto dentro: il lavoro sotto attacco ridotto ad una funzione di mera prestazione d’opera alienata da qualsiasi relazione (il concetto di hit), la nostra missione di associazione internazionale sempre più attenta alle dinamiche di disuguaglianza globali e rivolta alle istituzioni europee come rete di promozione di diritti, la nostra capacità di mobilitazione da esprimere con nuove forme di aggregazione e manifestazione perché, di fronte a queste questioni, non è più con la retorica del circolo che riusciremo ad essere incidenti nella vita delle persone.

Se non rispondiamo a questa domanda, tutto quello che abbiamo pensato sul futuro della nostra associazione e’assolutamente inutile, autoreferenziale, passatista. Ma non perche’ ci sia qualcosa di male in quello che siamo stati, anzi. Ma perche’ non piu’ riproducibile.

L’esempio piu’ calzante e’ proprio la nostra unita’ di base, il circolo. 50 anni fa, era la risposta a due domande: aggregazione, in un tempo in cui era l’unico luogo di incontro della comunita’, e tutela, quando la chiave valoriale che rappresentiamo era sufficiente per generare appartenenza.

Penso che ancora oggi quel modello tradizionale sia strategico, ma il presente lo ha superato; su come sia cambiata l’aggregazione non mi dilungo, ma e’ evidente che non siano piu’ solo i luoghi fisici quelli da presidiare in modo capillare. Sulla tutela e sull’appartenenza mi fermo un attimo: la tutela diventa soluzione del bisogno materiale di una persona (purtroppo sempre piu’ spesso solo questo) e la nostra base valoriale diventa fondamento per la scelta del bisogno e della soluzione. Su questo abbiamo una grande opportunita’ per ricostruire appartenenza.

Siamo riconosciuti dalle nostre comunita’ nella misura in cui riusciamo ad incidere nella quotidianita’ della vita delle persone. E diventiamo riferimento politico non per la C o per la L del nostro acronimo, ma per la capacita’ di incarnare i nostri carismi in risposte concrete, misurabili e a tempo alle necessita’ del nostro tempo.

Il futuro sara’ sempre piu’ dematerializzazione dei rapporti e il nostro carisma sui servizi di comunita’ e di sostegno potrebbe avere una chiave di sviluppo molto interessante: riuscire a tenere insieme la modalita’ online per la costruzione di reti di relazione e quella offline per l’offerta di servizi che saranno sempre piu’ ad alto impatto sociale, come la cura di chi rimane solo, il sostegno alle dinamiche familiari sempre piu’ flessibili (o precarie, per verita’) e l’orientamento alle opportunita’.

Questo non significa perdere politicita’, tutt’altro. Ma non possiamo pensare di esprimerla solo dentro agli organi dell’associazione. I partiti, proprio per l’incapacita’ di tenere insieme idea/azione non esisteranno piu’ tra qualche tempo, per essere sostituiti da contenitori di individui anzi, di individualita’. Il nostro ruolo sara’ determinante nella promozione di una societa’ solidale, giusta ed accogliente se saremo capaci a rendere coerente sempre di piu’ la nostra azione sociale e la nostra capacita’ di elaborazione politica. Mi soffermo un attimo su questo punto.

Siamo dotati di una rete territoriale formidabile fatta di persone che non solo vivono l’associazione, ma sono opinion leader locali che possono costruire, per un pezzetto, reti e visibilita’. Abbiamo competenze e strumenti per essere protagonisti del mainstream di questo Paese, ma siamo troppo tradizionali nella costruzione delle campagne di opinione che promuoviamo. Ed il rischio e’ molto alto: quello di non essere piu’ un movimento popolare, ma identificato come una elite culturale, aggrappata al proprio passato, lontana dal dibattito pubblico.

Piu’ orizzontali, piu’ semplici, piu’ ACLI. A queste sfide si risponde con una rivoluzione organizzativa. Abbiamo bisogno di un soggetto economico e politico territoriale di riferimento che abbia capacita’ di lettura del contesto, elaborazione di soluzioni, gestione dei servizi erogati. Autonomo, ma accompagnato dal livello nazionale per evitare derive che la nostra associazione purtroppo ha gia’ vissuto. Abbiamo bisogno un organo di governance nazionale formato e snello in grado di dare indirizzi nei tempi di vita delle persone e non piu’ nei tempi delle ACLI. Abbiamo bisogno di persone che si appassionino alle nostre scelte, che sottoscrivano i nostri appelli, che partecipino alle nostre campagne d’opinione. C’e’ bisogno di piu’ societa’ e noi siamo la risposta. Perche’ il futuro non esiste, va creato.

 

Nuove identita’, nuova organizzazione

 

I dati fotografano una rivoluzione in corso: il concetto di identita’ culturale nelle nuove generazione occidentali e’ sempre piu’ debole. Un esempio molto semplice: giovani e musica. “La musica non forma piu’ identita’” scrive Gianni Santoro, “Con la tecnologia e’ diventata una fornitura continua che utilizzi e non richiede piu’ coinvolgimento”. Puo’ sembrare inusuale partire dalla musica per dare una lettura del contesto sul quale siamo chiamati ad abitare ma e’ un segno chiarissimo di quale sia la missione dei nostri prossimi anni: costruire coinvolgimento contro l’apatia con gli strumenti tecnologici dei quali non possiamo fare a meno ( considerato che il 75% dei 14-29 si informano su facebook). Coinvolgimento su campagne d’opinione specifiche, su valori tradotti in azione. Per questo l’idea di creare dei circoli tematici alleggerendo dalla dinamica del riconoscimento formale dell’associazione potrebbe essere un modalita’ di aggregazione piu’ vicino ad un modello di vita flessibile e ricco di interazione come e’ quello dei ragazzi. Dal coinvolgimento alla formazione, e’ il percorso su cui dobbiamo investire perche’ e’ del tutto inutile parlare di formazione se non sai su chi farla o se la facciamo su coloro che gia’ esprimono sensibilita’ sociale. Questo vale sui ragazzi del Servizio Civile, terreno fertile sul quale abbiamo gia iniziato ad investire forte con questo percorso. Anche e sopratutto sui ragazzi in servizio all’estero vero ponte immaginario e sostanziale con le nostre realta’ e che potrebbero affiancare, con nuovi servizi innovativi, le nostre tradizionale forme di presenze nel mondo: gli sportelli “Nuovo mondo”, in fase di progettazione, potrebbero diventare un punto di riferimento importante per la nuova immigrazione di opportunita’ e necessita’. Costruire uno spazio di relazione, infatti, sta diventando sempre determinante per chi sceglie di cercare la propria realizzazione fuori dai nostri confini, ed una occasione per la nostra associazione di rinnovare la nostra fedeltà ai lavoratori mettendo insieme azione e pensiero. Altra azione passa per la riscoperta dei luoghi del sapere nei quali possiamo essere punto di riferimento. Pensiamo alla universita’ dove, come sta succedendo ad esempio a Cagliari, i gruppi di Universitari Aclisti sono ormai una realta’. Una opportunita’ di ricambio consapevole e di alto standing assolutamente necessario per l’organizzazione e sara’ la sfida dei prossimi anni.

 

La scelta cristiana

 

Riteniamo che una gioiosa ed appassionata scelta di vita cristiana sia alla base del nostro impegno associativo; una scelta non escludente, che ci invita a “giocare d’attacco”, come attori protagonisti della scena del nostro tempo, come “credenti che sono cittadini”, consapevoli che l’impegno nella città, nella molteplicità delle sue forme, è forma alta, impegnativa, ma profondamente affascinante, del desiderio e della capacità di amare che noi gioani portiamo nel cuore.

Desideriamo lasciarci interrogare dalla Parola di Dio, “lampada per i nostri passi e luce sul nostro cammino”, trovando momenti di discernimento comunitario, in cui metterci in ascolto della voce dello Spirito, “che soffia dove vuole”, desideriamo lasciarci plasmare dal dono pasquale di Gesù: la Sua Incarnazione e la Sua Pasqua sono imperativo che ci spinge ad immergerci nella carne viva della realtà che abitiamo, così come è, con le sue fragilità, le fatiche nostre e di tanti nostri coetanei, ma anche con i meravigliosi fiori di speranza da cui è costellata.

Vogliamo rispondere “eccoci” alla vocazione che ci ha indirizzato il Papa al Convegno Ecclesiale di Firenze: Giovani (…) vi chiedo di essere costruttori dell’Italia, di mettervi al lavoro per una Italia migliore. Per favore, non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico. Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo, ma lo facciano mentre edificano una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento. E così sarete liberi di accettare le sfide dell’oggi, di vivere i cambiamenti e le trasformazioni.

 

Europa: una strada per realizzare le proprie idee.

 

La parola crisi viene utilizzata da anni ormai per definire un periodo, il nostro, di scarse risorse finanziarie. È una parola che evoca sfiducia e scoraggiamento ed è stata utilizzata tante volte (e continua ancora ad esserlo) come deterrente e scusante per giustificare l’impedimento nel creare e realizzare. Non è semplice lavorare in un contesto sociale nel quale la crisi è diventata, ormai, uno stato mentale che genera immobilità, dobbiamo però dimostrare ai nostri giovani che le risorse ci sono, sono tante, spetta a noi imparare a catturarle ed a gestirle in modo da poter trovare la libertà di pensare e fare proposte che diano nuovamente occasioni concrete, fiducia e coraggio. Un ottimo strumento per ripartire è indubbiamente l’Europa, che ancora sentiamo lontana ma che ci mette a disposizione tante opportunità mediante diversi programmi. Il problema di fondo è la poca informazione, infatti nonostante le risorse siano stanziate, non tutti sanno che esiste un programma che si chiama Garanzia Giovani, che offre diverse misure di inserimento lavorativo, che esiste un programma europeo creato per stimolare l’imprenditorialità chiamato Erasmus per Giovani Imprenditori e che ogni giorno in tutta Europa migliaia di ragazzi partecipano a progetti di mobilità, formazione e scambi internazionali attraverso il programma Erasmus+. Garanzia Giovani per certi aspetti non ha funzionato come avrebbe dovuto però è una risorsa che va comunque divulgata ed utilizzata perché permette ai giovani inoccupati dai 15 ai 29 anni di poter aumentare la propria “occupabilità” e di giocarsi le proprie carte nel mercato del lavoro. Il programma Erasmus+, invece, offre la possibilità di partire, conoscere nuove culture, confrontarsi con coetanei stranieri e condividere con loro nuove esperienze; è stato ideato con lo scopo di aumentare le competenze e le capacità dei partecipanti ai progetti da una parte e rafforzare le partnership tra associazioni ed enti in tutta Europa dall’altra. All’interno del programma un’esperienza importante e che potrebbe essere significativa è lo SVE, il Servizio di Volontariato Europeo che permette ai giovani sino ai 30 anni di impegnarsi nel volontariato per un massimo di 12 mesi, in un Paese diverso da quello di residenza e praticamente a costo zero. L’esperienza accresce la solidarietà tra i giovani ed è un vero “servizio di apprendimento”, infatti, oltre ad operare a favore delle comunità locali, i volontari acquisiscono nuove capacità e lingue, entrando in contatto con nuove culture. I giovani delle Acli, quindi, devono solamente rimboccarsi le maniche, formarsi e farsi portavoce per poter diffondere, attraverso il sistema capillare dei territori, queste opportunità, rendersi protagonisti e dare un contributo importante affinché il termine “crisi” cessi di essere uno spauracchio ed inneschi un meccanismo che dia nuova linfa e speranza alle giovani generazioni.

 

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