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Giovani delle ACLI


"Le generazioni nuove sono, appunto, come gli uccelli migratori: come le rondini: sentono il tempo, sentono la stagione: quando viene la primavera essi si muovono ordinatamente, sospinti da un invincibile istinto vitale – che indica loro la rotta e i porti!- verso la terra ove la primavera è in fiore!" Giorgio La Pira, 1964

LAVORO E’… GIOVANI RESPONSABILI

 

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Di Angelo Vecchione – GA Napoli

“Lavoro è… responsabilità”: è questa la conclusione del Campo Estivo di Formazione “LAVORO E’…” tenuto a Napoli dai Giovani delle Acli Metropolitane di Napoli, a cui hanno partecipato giovani provenienti da tutta Italia e dal territorio campano. Il campo è stato introdotto dal Presidente delle Acli metropolitane Gianvincenzo Nicodemo insieme ai Responsabili dei Giovani delle Acli. I ragazzi hanno avuto l’opportunità di incontrare esperti sui diversi ambiti che afferiscono al mondo del lavoro: dalla condizione femminile (con la responsabile regionale del coordinamento donne delle Acli Anna Cigliano) ai temi del lavoro che diventa schiavitù con l’ Avv. Maurizio D’Ago, oltre al lavoro come impresa sociale: tra i relatori erano presenti anche testimonianze di giovani che hanno intrapreso percorsi formativi grazie alle Acli e di giovani che hanno avviato cooperative nell’ambito del Progetto Policoro della Conferenza Episcopale..

Il tema è ispirato dall’emergenza del nostro tempo, ed è stato scelto dai giovani stessi che si vogliono mettere in discussione attraverso le loro opinioni sul mondo che percepiscono, sulla loro realtà. Sono realtà diverse ma tutte uguali, piene di piccole esperienze, di paure, di speranze e di sogni.

Per quanto concerne il metodo di gestione delle attività formative, l’alternanza tra ascolto degli ospiti e momenti di discussione ha fatto nascere una consapevolezza nei ragazzi che esiste un mondo di adulti che li ascolta e che vuole stimolarli dandogli gli strumenti giusti e adatti ad affrontare le nuove sfide che il mondo ci ha messo davanti.

L’intreccio tra la tematica del lavoro e i temi trasversali proposti come la condizione femminile, l’immigrazione e la schiavitù, diritto del lavoro, auto imprenditorialità e Terzo Settore, ha permesso di poter spaziare con i ragazzi facendoglii considerare la complessità del tema a partire dalla domanda “cosa pensi della politica?” introdotta dal Coordinatore GA Nazionale Matteo Bracciali, alla domanda “Che diritti vorresti avere o adeguare sul lavoro?” dell’ Avv. Maurizio D’Ago.

Tra le testimonianze Anna con Vascitour, cooperativa che si occupa di turismo esperienziale, Andrea e Daniela con la loro associazione con cui coltivano e trasformano l’aloe, Stefania con la sua esperienze del Progetto Policoro. Il loro fervore nel raccontare la loro esperienza e come hanno deciso di intraprendere un percorso nuovo, ha fatto riflette i giovani partecipanti ai focus tanto da renderli curiosi sulle opportunità loro offerte.

ga1L’esperienza del Campo resta tangibile nei ricordi e nelle esperienze che ognuno porta con se e ai propri territori, solo così si riuscirà a muovere le conoscenze dei giovani creando una generazione responsabile di se stessi e resiliente.

La vergogna dei test di ammissione all’Università.

Riprendiamo il post su FB di Pietro Casalotto (GA Macerata) sull’abominevole prova di sbarramento per l’accesso alle facoltà a numero chiuso. Poche parole, a volte sono meglio di mille analisi.

“Interessante il caos della Giunta a Roma per carità, ma oggi come nel resto d’Italia è andato in scena l’ennesimo test che impedisce a 5 studenti su 6 di misurarsi con Medicina (e così sarà per tanti altri corsi).

Ancora non riusciamo a capire che dovremmo posticipare le selezioni al termine del 1° anno con criteri di merito (come l’aver superato tutti gli esami, il numero di Cfu ed eventualmente la media di voto) in base ai posti disponibili e al fabbisogno lavorativo nazionale, posticipando i laboratori al 2° anno.
Contando la % di abbandono al primo anno (2 anni fa era tra il 9 e il 10%), gli introiti enormi dalle tasse universitarie che permetterebbero un maggiore investimento sulle strutture e i benefici di fare una selezione sulle effettive materie di studio, questo sistema aumenterebbe la qualità di chi si avvia alla professione e soprattutto la piena consapevolezza di aver fatto una scelta corretta, che di certo non si può avere prima di iniziare.
Il numero chiuso così come è strutturato oggi è uno strumento dannoso e va modificato al più presto. Discorso a parte meriterebbe tutto ciò che riguarda i piani di studio, le modalità d’esame, l’orientamento.”

LA NUOVA IMMIGRAZIONE ITALIANA IN AUSTRALIA

 

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Di Matteo Zinanni, collaboratore presso il patronato Acli Melbourne

Sta destando sempre più interesse nella comunità italiana in Australia e nelle istituzioni il nuovo fenomeno migratorio proveniente dall’Italia verso il “nuovissimo continente” che solo nel 1606 fu “scoperto” dal navigatore olandese Willem Janszoon.

Un’immigrazione sicuramente diversa dal passato, molto più contenuta nei numeri e con caratteristiche diverse. I nuovi italiani hanno infatti un livello medio d’istruzione superiore a quello dei vecchi migranti, sono spesso residenti di breve periodo e sono spinti verso l’Australia non solo dalla volontà di riscattarsi economicamente e socialmente, come era per i vecchi italiani arrivati nel passato, ma anche dal desiderio di conoscere un mondo completamente nuovo.

Il motore della nuova immigrazione, oltre alla recente crisi finanziaria globale scoppiata alla fine del primo decennio del XXI secolo, è sicuramente il Working Holiday Visa(WHV), introdotto nel 2004. Il WHV è un visto particolarmente utilizzato dagli italiani perché permette di visitare l’Australia liberamente, con la possibilità di lavorare full-time, valido per un anno e rinnovabile per un secondo, ma solo se il richiedente ha svolto 88 giorni lavorativi in una delle fattorie o aziende segnalate dal governo australiano.

Soprattutto grazie a questo tipo di visto, la maggioranza dei nuovi migranti può permettersi di vivere l’Australia nella sua totalità, scoprendone la fauna e la flora uniche al mondo, e assaporando il dolce e l’amaro della società australiana.

Sono tante le difficoltà che devono affrontare questi nuovi migranti in Australia, soprattutto quando viene presa la decisione di rimanere per più dei due anni concessi dal WHV. Problematiche che sono dovute alle difficoltà di comprensione della società australiana, delle sue regole, delle sue leggi, della sua lingua e dei suoi costumi, oltre che alla debolezza che generalmente caratterizza nei primi tempi di residenza colui che sceglie di vivere più o meno stabilmente in una società diversa da quella di origine.

Nonostante gli ostacoli, molti di questi migranti vorrebbero rimanere. L’alto tenore di vita, le grandi opportunità lavorative, e la sensazione che il merito sia riconosciuto molto più che in Italia, fanno dell’Australia un nuovo Eldorado per i nuovi migranti italiani. Un Eldorado fatto di sudore, sangue e sacrifici, per costruire una vita migliore, non solo dal punto di vista economico.

Per i giovani migranti di oggi l’Australia rappresenta un sogno, un continente dove poter realizzare i propri desideri. Migranti molto più simili ai loro coetanei australiani che ai vecchi italiani venuti in Australia negli anni ’50 e ’80. Giovani che contribuiscono a costruire, non solo ipoteticamente, ma anche materialmente questo paese, e che vedono nei sacrifici di oggi il ponte per arrivare ad un domani sicuramente migliore.

A questo entusiasmo, a questi sacrifici, fa da contraltare l’assenza di una forte comunità italiana in Australia e di associazioni che si occupino dei nuovi migranti, se non in rari casi, aiutandoli nel viaggio verso una residenza permanente, che è spesso un percorso meramente individuale. Ciò è causato anche dall’incapacità dei nuovi arrivati di creare fenomeni associativi in grado di poterli rappresentare a livello istituzionale, non solo con il governo australiano ma anche con quello italiano.Per Australia

L’aumento del numero di migranti italiani in Australia nell’ultimo periodo, le sue caratteristiche di unicità e la complessità del fenomeno, hanno spinto il COMITES, Committee of Italians Abroad di Victoria e Tasmania, a commissionare alla Deakin University e alla Swimburne University un report sulla nuova immigrazione italiana in Australia, dal titolo, The Journey of ‘New Italian migrants’ (2004-2016) to Australia, gestito dal ricercatore Riccardo Armillei e dal professore Bruno Mascitelli.

Euro 2016: Parigi celebra il calcio!

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Di Milena Re e Valentina Piccoli, volontarie in Servizio Civile presso il Patronato Acli Parigi

 

Dal 10 giugno al 10 luglio si è svolta a Parigi la quindicesima edizione degli europei di calcio in Francia. Dieci sono state le città interessate dalle fasi finali del torneo: Lens, Saint-Denis, Parigi, Bordeaux, Lione, Nizza, Marsiglia, Tolosa, Saint-Étienne, Lilla e ventiquattro sono state le squadre a contendersi il titolo.

 

Già dal 10 maggio, e fino al 10 luglio, è stata allestita all’esterno dell’Hotel de Ville la mostra Football de légendes une histoire européenne che tramite gli scatti delle prodezze calcistiche di trenta tra i migliori calciatori di tutta Europa ci ha fatto rivivere la storia del calcio. Si ritrovano così in brevi testi firmati da scrittori, gli italiani Gianni Rivera nelle parole di Erri De Luca, Roberto Baggio nella descrizione di Roberto Saviano e i francesi Zinedine Zidane nel testo di Jean Philippe Toussaint e Michel Platini nel breve racconto che ne fa Bernard Pivot.

 

«Le Rendez-Vous» è stato lo slogan ufficiale della manifestazione e numerosi sono stati gli eventi collaterali che hanno animato per l’intero mese la città. Tra i primi appuntamenti il concerto di David Guetta del 9 giugno agli Champs-de-Mars per inaugurare la Fanzone della Tour Eiffel con milioni di persone pronte a cantare This One’s For You, canzone ufficiale del torneo. Le Fanzone, ad accesso gratuito, sono state allestite a Parigi e nelle diverse città della Francia per accogliere i tifosi con proiezioni dei match su maxischermo, animazione e zone interattive con «twitter wall».

La competizione si è aperta ufficialmente il 10 giungo con la cerimonia ufficiale allo Stade de France. Lo spettacolo, dedicato alla cultura francese, ha visto l’esibizione delle ballerine di can can, la musica di Edith Piaf e infine, la coreografia in cielo dell’Aereonautica militare francese.

Uno dei simboli degli europei di calcio è stato la Tour Eiffel, ogni sera illuminata con i colori della squadra più seguita sui social network.

acli parisSe il calcio è un’occasione per ritrovarsi e vivere le proprie origini, le Acli di Parigi hanno organizzato la proiezione delle partite presso la propria sede.  Questo è stato un modo per seguire e supportare la propria nazione, centrando uno degli obiettivi dell’associazione che è quello di essere un punto di riferimento per i migranti italiani all’estero.

 

Campo Estivo GA Napoli

Amici,
dal  9 al prossimo 11 settembre si terrà a Castellammare di Stabia il V Campo estivo organizzato dai Giovani delle ACLI di Napoli dal titolo “LAVORO E’…”
Il campo estivo è un’esperienza unica di condivisione, e di crescita, che coinvolge ragazzi da tante regioni d’Italia.
Vi invitiamo a girare questo invito a tutti i ragazzi che pensate possano essere interessati ad una tre giorni di condivisione e riflessione sul tema del lavoro.

Ai partecipanti è richiesto un piccolo contributo di 30 € a parziale copertura dei costi, che vengono sostenuti dal contributo della sede provinciale.
Per informazioni potete fare riferimento alla mail delle Acli provinciali, aclinapoli@acli.it.

Questo il programma del campo estivo:

VENERDI – 09 SETTEMBRE

18.00 – ACCOGLIENZA E REGISTRAZIONE

19.00 – PRESENTAZIONE DEL CAMPO, SALUTI ED ATTIVITA’ DI CONOSCENZA

Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale Giovani delle Acli

Gianvincenzo Nicodemo – Presidente Provinciale delle Acli di Napoli

Gennaro De Micco – Coordinatore Provinciale GA Napoli

20.00 – MOMENTO DI CONVIVIALITA’

Cena e socializzazione

21.00 – LE ACLI: FEDELTA’ AL LAVORO E MOVIMENTO OPERAIO

Santino Scirè  – Presidenza Nazionale Acli

SABATO – 10 SETTEMBRE

9.00 – Colazione

9.30 – Momento di preghiera

10.00 – I SESSIONE

LAVORO È… PROATTIVITA’

Stefania Russo  e Antonia Ciampa  – Progetto Policoro

11.00 – Attività laboratoriale/esperienziale a cura di ENAIP I.S.

13.00 – Pausa pranzo e momenti liberi

16.00 – II SESSIONE

LAVORO È… DIRITTI

Maurizio D’Ago – Responsabile Progetto Lavoro Patronato Acli Napoli

Anna Cigliano – Responsabile Regionale Coordinamento Donne

17.00 – Attività di gioco di ruolo

20.00 – MOMENTO DI CONVIVIALITA’

Cena e socializzazione

DOMENICA – 11 SETTEMBRE

9.00 – Colazione

9.30 – Momento di preghiera

10.00 – III SESSIONE

LAVORO È… AUTOIMPIEGO E TERZO SETTORE

TESTIMONIANZE Natalya Madelyk  – Ass. Donne dell’Est – Cooperativa MED’ORO

Andrea Fiorentino e Daniela Iaconis – Associazione SANACARE

Salvatore Buccelli – BCD Group Comunità Dernier

11.30 – Laboratorio di progettazione: economia e comunità a cura di Luca Raffaele Project Manager NeXt

13.00 – Pausa pranzo

15.30 – Conclusioni e verifica

E’ sempre la GMG

di Marco Rovere – Coordinamento Nazionale GA, Coordinatore GA Imperia

Ho ancora impresso negli occhi e nel cuore- e penso ci rimarrà per molto- lo spettacolo di persone e bandiere del Campus Misericordiae; in quel prato, ho potuto contemplare quanto, nello Spirito, la Chiesa sia bella, gioiosa, giovane, desiderosa, come ha detto il Papa, di “lasciare un’impronta”.

Lasciare un’impronta significa- secondo quanto ci ha detto il Papa- camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia. Ci chiama ad andare per le strade seguendo la “pazzia” del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo; ad andare per le strade del nostro Dio che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali. Che ci stimola a pensare un’economia più solidale di questa. In tutti gli ambiti in cui vi trovate, l’amore di Dio ci invita a portare la Buona Notizia, facendo della propria vita un dono a Lui e agli altri.

A noi, giovani impegnati nelle ACLI, viene, ancora una volta, un invito a riflettere e vivere la dimensione sociale, economica e politica della misericordia, a sperimentare nell’impegno per gli altri la dimensione del dono e della gratuità, a pensare che, per servire gli uomini, dobbiamo incontrare il Figlio dell’uomo, che servire gli uomini, anche e soprattutto nelle vicende temporali più concrete, è servire il Figlio dell’uomo.

Trovare casa a Bruxelles

di Isabella e Mariantonietta – IVO4all Bruxelles

Una delle sfide da affrontare quando ci si trasferisce all’estero è trovare un tetto sulla testa che ti faccia sentire il più possibile “a casa”. La nostra ricerca ha avuto inizio subito dopo l’arrivo a Bruxelles. Indubbiamente un primo punto da considerare è la necessità di essere sul posto per poter fare delle visite e guardare in prima persona lo stato dell’alloggio. In caso contrario, si potrebbe incorrere in brutte sorprese, per cui meglio armarsi di tanta pazienza e rimboccarsi le maniche!

Cominciamo col prendere i primi contatti tramite Facebook: il social media di Zuckerberg ci è servito tantissimo per sondare il terreno e capire cosa offrisse il mercato degli affitti della capitale belga. Passiamo pomeriggi interi a visitare i gruppi pubblici su Facebook Bxl à louer – de bouches à oreilles, Bxl à louer – de bouche à oreille II e ancora Bxl à louer e Colocation, appartements sur Bruxelles per farci un’idea e…le alternative non mancano affatto!!!

In città infatti c’è un ricambio vertiginoso dovuto al continuo via vai di stagisti delle istituzioni europee, studenti e lavoratori che scelgono Bruxelles perché polo di attrazione al centro dell’Unione Europea.

Tuttavia, nonostante le numerose offerte allettanti, riscontriamo non poche difficoltà per cercare soluzioni rispondenti ai nostri bisogni: il periodo di tempo inusuale di 4 mesi, un appartamento con 2 stanze disponibili, in quanto il nostro obiettivo era quello di condividere quest’esperienza all’estero anche sotto il profilo della vita quotidiana.

Dopo le giornate di lavoro in Patronato, cominciamo a familiarizzare con le vie e le metro. Dopotutto i risvolti positivi della ricerca di un alloggio stanno proprio in questo! Fissiamo molti appuntamenti durante i quali le lingue per capirsi vanno dal francese all’inglese e per finire l’italiano. Perché sono davvero molti gli italiani che vivono qui a Bruxelles!

Una delle case visitate molto carina in zona Porte de Namur ci stupisce pero’ per la “strana” distribuzione dei suoi spazi: la camera molto piccola, ma accogliente, la zona giorno ben curata e luminosa, ma per raggiungere il bagno è necessario compiere una vera e propria impresa! Salire una scala con gradini molto ripidi e stretti, tanto da costringerti a salire e scendere lateralmente, a mo’ di granchio😀

Questa non è stata l’unica sorpresa riscontrata in giro: una delle stanze viste a Sainte Catherine ci interessa particolarmente per ubicazione e zona limitrofa, ma…Nella stanza non vi è il letto, tocca attrezzarsi in altro modo… A Bruxelles, infatti, nella giungla degli affitti non è detto che le stanze siano ammobiliate. Per cui bisogna badare a quest’aspetto con cura…

Ovviamente rifiutiamo l’offerta e andiamo avanti e dopo pochi giorni finalmente troviamo la casa ideale per noi: a 10 minuti a piedi dalla nostra sede di lavoro, ci trasferiamo nel quartiere Saint-Josse-Ten-Noode ben servito da metro e altri mezzi pubblici, attività commerciali e aree verdi dove poter trascorrere il nostro tempo libero. Addirittura abbiamo un lusso in casa, che non è per nulla scontato qui a Bruxelles: la lavatrice!

Il nostro obiettivo è stato raggiunto! Missione compiuta!

 

Disconosciuti

di Maria Chiara Padovano – Civilista PatRonato ACLI Londra

A pochi giorni dal voto referendario, il Regno Unito sembra ancora molto lontano da una decisione unanime rispetto alla sua posizione in Unione Europea.  La campagna infatti, combattuta principalmente sui temi caldi di immigrazione e abbattimento delle uscite finanziarie legate alla partecipazione all’UE, non e’ stata in grado di definire nettamente il risultato di voto. Il “leave” e’ stato decretato da una fievolissima maggioranza (circa 4% degli elettori) e sostenuto soprattutto dalle regioni del Galles e dell’Inghilterra, contro quelle di Scozia e Irlanda del Nord, largamente a favore del “remain”. 

Il risultato finale ha sorpreso tutti noi, ma non solo. Gli elettori sono sembrati immediatamente pentiti dell’esito del referendum e gli stessi sostenitori politici dell’uscita dall’Unione hanno presto mitigato i toni, arrivando anche a ritrattare le precedenti affermazioni pro “leave”.  

La delusione iniziale del vedersi “traditi” e disconosciuti da un Paese fino ad ora famoso per la multiculturalita’ e la non discriminazione, sta pero’ tramutandosi in speranza che qualcosa ancora si possa fare. Le dichiarazioni del sindaco di Londra, del portavoce del Governo scozzese e del leader irlandese a sostegno dell’Europa, la petizione per la richiesta di un secondo referendum (arrivata in pochi giorni a piu’ di 4 milioni di firme) e le moltissime mazifestazioni BR-IN, a cui parteciperemo piu’ attivamente possibile, come ufficio e come singoli, sono il primo segno positivo verso una sperata inversione di rotta da parte del Governo inglese.  

Una piccola bella vittoria.

Di Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale Giovani delle ACLI

Il day after delle amministrative propizia la solita stucchevole discussione su chi ha vinto e su chi ha perso e, naturalmente, non ha perso nessuno. Al limite “abbiamo tenuto”.

E’ evidente che questa discussione ci interessa molto poco e, in attesa del voto ai ballottaggi, ci interessa relativamente commentare i risultati dei candidati a sindaco e dei partiti delle grandi citta’. I governi delle citta’ sono fondamentali per lo sviluppo delle comunita’, intendiamoci, ma quella che vorrei raccontare e’ una bella storia di impegno civile.

Mentre tutti parlano di Roma e Milano, A Elmas, in provincia di Cagliari, Giacomo Carta, il coordinatore dei Giovani delle ACLI viene eletto in consiglio comunale. Che Mentana non ne abbia parlato ieri sera nella maratona notturna dello scrutinio non avevamo dubbi, ma per noi e’ una soddisfazione grande.

Ernesto Che Guevara diceva che “la parola insegna, l’esempio guida”. E nelle comunita’ locali, aldila’ delle iniziative di approfondimento culturale, politico, c’e’ un grande bisogno di giovani che si prendono il carico delle difficolta’ e delle responsabilita’ del territorio che abitano. La scelta di Giacomo non e’ banale e proprio per questo e, vi posso assicurare, non e’ stata fatta a cuor leggero. Ma adesso ha davanti a se’ la cosa piu’ difficile: trasformare la nostra azione sociale in politiche pubbliche.

La promozione della partecipazione giovanile alla vita politica del nostro paese e, piu’ in generale, il protagonismo della nostra generazione passa da queste scelte ed e’ per questo che dobbiamo ringraziare i tanti Giacomo che si sono candidati, a prescindere dalle scelte di schieramento, e che nello stesso tempo animano i gruppi di GA in giro per l’Italia. La giovanile deve mettere in relazione, essere momento di confronto ed e’ straordinariamente naturale tenere insieme l’impegno politico con la vita associativa del movimento giovanile.

Adesso al lavoro, il Paese ha bisogno anche di noi.

 

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