Riina e Rai: la “mala” educazione

di Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale Giovani delle ACLI

Ci sforziamo ogni giorno nella lotta a tutte le forme di criminalità, perché una delle cose sulle quali questo Paese non riesce a trovare pace e’ la ricerca del senso di giustizia legato sia all’aspetto sociale, di uguaglianza e di opportunità, che a quello sostanziale,  al rispetto delle regole.

Investimenti pubblici, sforzi del volontariato, valorizzazione dei buoni esempi. Poi una sera Raiuno, nel proprio salotto buono, invita a parlare Salvo Riina, figlio di cotanto padre Salvatore, mafioso passato in giudicato, per promuovere il suo libro. una intervista surreale: “La mafia e’ tutto e niente”, “Falcone e Borsellino? Io ho rispetto per tutti i morti, non giudico quello che hanno fatto in vita”. Queste sono due delle frasi che mi hanno colpito di piu’, e credo che colpiscano anche chi e’ in prima linea sul fronte educativo contro tutte le forme di criminalita’.
Prima considerazione: il ruolo della televisione pubblica. Voglio avere un approccio moderno, non sono tra quelli che chiedono solo alta cultura e approfondimento, ma c’e’ un limite per chi detta la linea editoriale, a differenza di chi lo fa in una rete privata: lo share ed il sensazionalismo non sono gli unici metri di giudizio applicabili. Non è accettabile sacrificare il senso civico sull’altare di questi valori. Ed il senso civico e’ la necessità di salvaguardare gli spettatori da un messaggio falsato, come quello lanciato da Porta a Porta, in cui è stata “umanizzata” la mafia: infanzia tranquilla, la famiglia prima di tutto, il bastone della vecchiaia.
Seconda considerazione: è davvero informazione questa? Mi chiedo se con tutte le questioni aperte in Italia e nel mondo, fosse davvero il caso dedicare uno spazio nobile del palinsesto pubblico ad una gigantesca marchetta ad un mafioso. La mia risposta è no.
Terza e ultima considerazione: ma con tutti i giovani freelance che si spaccano la schiena e rischiano la vita per fare giornalismo d’inchiesta, vocazione malpagata ma fondamentale in democrazia,  e’ possibile che ancora Vespa possa dettare le regole della democrazia televisiva dalla rete ammiraglia del servizio pubblico? Francamente credo proprio di no.

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