G.A. ASCOLI: SOGNANDO DI ESSERE SUPEREROI

AAA CERCASI SUPEREROI

Il mondo cerca Supereroi.
Abbiamo inventato, abbiamo amato e ancora seguiamo i leggendari eroi della Marvel come “Gli
Avengers” o piuttosto i potenti combattenti della “Justice League” pubblicati dalla DC Comics.
Sentiamo la necessità di proteggere ciò che più ci sta a cuore e lo esprimiamo attraverso casi
particolari di donne e uomini che con speciali caratteristiche o per particolari circostanze hanno
dovuto letteralmente tirar fuori gli artigli, prendiamo il caso di Wolverine in X-Men.
Anche se sembra perder fiducia nel Genere Umano per gli enormi errori commessi, dalle catastrofi
naturali al terrorismo, l’uomo non può scoraggiarsi, crede ancora che qualcosa di buono ci sia, a determinarlo fu anche il giovane Luke Skywalker, giovane Jedi, nella lotta contro il male, quel male che aveva fagocitato il padre Darth Vader, passato al lato oscuro della forza, dalla parte dei
Sith. E la lotta perenne tra bene e male continua in quella universale metafora che incarna “Star
Wars”, la perenne lotta sulla scelta e il libero arbitrio, non si parla della persona con cui schierarsi,
ma si parla dell’ “io” che lotta con se stesso, con i propri desideri, con le proprie ambizioni e i
propri dubbi. Si parla se combattere per i propri ideali, per qualcosa di superiore, per un bene comune o piuttosto per egoismo e per dissetare la fama e la brama.
L’uomo usa l’immaginazione e crea la speranza di poter ancora credere nell’Umanità, trova uno spiraglio anche tra i più temuti, esempio la Suicide Squad, dove dei criminali diventano supereroi.
Abbiamo disegnato supereroi, li abbiamo immaginati a sembianza d’uomo, così come i primi sulla
Terra identificati dagli antichi negli dèi.
Chi erano gli dèi? Divinità erano chiamate, eppure con il corpo umano e con le stesse debolezze
degli umani.
Fin dall’antichità l’uomo si è trovato di fronte alla scelta delle due “verità”, manifestate molto più
in là dal cinema in “Matrix” sotto la veste delle due pillole di due colori diversi.
Fin dai secoli più lontani l’uomo ha cercato i suoi supereroi e la ricerca ha fatto emergere valorosi guerrieri come Achille o Ulisse per i greci, oppure Ettore per i Troiani, marito e padre.
Supereroi pronti a difendere chi è più debole, pronti a qualsiasi prova per proteggere la propria famiglia.
Altri provenienti dal Ciclo Bretone come i Cavalieri della Tavola Rotonda con Re Artù.
L’uomo si ciba di storie, di ideali che rinvigoriscono l’animo, di valori che formano i muscoli del senso civico.
Se i greci educavano i giovani in base alla paideia, cioè l’ideale di educazione basata sui modelli di forza, valore, rispetto e intelligenza, durante l’Umanesimo ricordiamo i cavalieri di Boiardo forti per la gentilezza e l’onore e quegli stessi cavalieri cambiano forma con Ariosto che descrive la bestialità dell’uomo che perde il senno, che perde i principi, l’uomo che dimentica se stesso e diviene bestia.
Ma quando l’uomo ritrova se stesso? Probabilmente abbiamo dimenticato il più grande dei supereroi.
Gesù. Rivoluzionario e temerario. Aveva la forza della parola. Aveva la forza dello sguardo. Aveva la forza della sapienza. Aveva la forza di chi si mette dalla parte degli emarginati. La forza di parlare
di Amore.I ragazzi oggi devono imparare a capire, conoscere e tirar fuori la propria forza per il bene comune.
La forza di denunciare, la forza di esprimersi, la forza di dire no alle violenze.
Ad Ascoli Piceno è stato stimolato solo un “piccolo muscolo”, quello del pensiero, punzecchiato alla maniera di Socrate, maestro della maieutica.

Il 24 maggio, presso la Bottega del Terzo Settore, è stato organizzato il Lapis, Laboratorio di
Azione Politica-Sociale e Cittadinanza Attiva per la promozione del Bene Comune: GA e Acli di Ascoli Piceno hanno incontrato le classi del triennio delle commerciali dell’IPSIA Fermi -Sacconi-Ceci di Ascoli.

Sono stati condivisi video. Parlavano di bene comune e di superpoteri, come le parole di Alex Bellini, futuro ospite di Ascoli. Come avventuriere ed esploratore, che ha sfidato la natura più estrema, rimangono impresse le sue parole: “Grazie ad una serie di esperienze uniche, sono in grado di dimostrare che tutti noi abbiamo quello di cui abbiamo bisogno per raggiungere i nostri più alti obiettivi. Non è una questione di essere speciale. È nel normale che dobbiamo trovare lo
straordinario, esplorando innanzitutto noi stessi.”
Così divisi in gruppi i ragazzi, dopo qualche attimo di esitazione, hanno parlato del loro “bene comune”, la città e gli spazi per i giovani. Hanno condiviso l’idea di un progetto che possa creare
occupazione, hanno parlato della loro idea di università legata alle varie attività della città.A loro è stata data voce. Quella voce ha preso corpo in inchiostro e poi in colori.
Hanno elencato i punti critici, si sono confrontati sulle problematiche e poi ogni gruppo ha scelto quale affrontare per analizzarlo e ipotizzare soluzioni e proposte.
Infine ogni gruppo ha espresso la sua idea davanti a tutti gli altri. Hanno preso coraggio, la consapevolezza anche di quella forza di esprimere la propria idea davanti a cinquanta persone. Se i ragazzi del terzo hanno fatto notare il bisogno di uno spazio comune, dove i ragazzi della città
possono condividere passioni come musica e lettura, ma soprattutto dove possono scambiarsi opinioni e parlare, i ragazzi del quarto hanno guardato un po’ più in là, verso la collettività
elaborando un progetto che possa metter in rete le risorse della città e che possa valutare i punti di forza tanto da poter creare realmente Lavoro, infine i ragazzi del quinto pensando alla rete che si può creare tra associazioni, attività, negozi e imprese hanno messo al centro di tutto, come fulcro e
cuore, l’università, che deve evolversi per diventare il motore di questa macchina qual è la città,qual è in effetti lo Stato.
I ragazzi ci hanno aperto gli occhi sul presente e il futuro, solo così si può parlare di progresso: il bene comune ha bisogno di rispetto, chiarezza, cultura, rete, idee, ma soprattutto il bene collettivo ha bisogno della partecipazione attiva della stessa collettività.
Speriamo che così i ragazzi si siano accorti dei loro meravigliosi superpoteri con cui raggiungere i propri sogni e “il sogno di un posto per tutti”.
Non dimentichiamo le ultime parole di Ben Parker, zio di Spiderman: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.
Così il giovane Peter decise di mettere i suoi poteri al servizio dell’umanità, diventando Supereroe

Giorgia Spurio

Coordinatrice GA Ascoli Piceno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgia Spurio

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